Tornano i temporali a Luglio

Tornano i temporali a Luglio

Il 2 di Luglio sarà il giorno che taglierà a metà il 2020, un anno piuttosto funesto e bisestile. In tanti saranno felici del fatto che il 2021 si avvicina, ma altri saranno in ansia per ciò che potrebbe rappresentare il 2° tempo del 2020. Stando ai modelli matematici che da giorni si stanno allineando sempre più, sembra che il 2° tempo si apra all’insegna dei temporali e molto probabilmente al ritorno della grandine.

Nella seconda metà di giugno l’Anticiclone delle Azzorre ha dettato legge sul nostro territorio garantendo cielo sereno ed un brusco innalzamento delle temperature che fortunatamente non hanno mai raggiunto livelli soffocanti. Questo fino all’interazione degli ultimi giorni con l’Anticiclone Africano che sul finire di giugno si è sostituito al collega azzorriano richiamando flussi umidi dal Tirreno.

Questa fase anticiclonica, però, subirà una brusca interruzione nei primi giorni di Luglio.

Cronologia
Il giorno 2 un flusso di aria fresca ed umida farà il suo arrivo in Europa entrando dall’Atlantico in Francia e dirigendosi verso le nostre Alpi. Questo “muro” di 4.000 metri devierà una parte della corrente verso nord in direzione Svizzera e Austria, ed un’altra parte verso sud nel Mediterraneo.
Ciò genererà un vortice di bassa pressione che dovrebbe collocarsi proprio nei paraggi della nostra Regione.
Il giorno 3 questa bassa pressione avrà un ruolo chiave nel richiamare le due correnti atlantiche frazionate: la corrente d’aria fredda che è transitata a nord delle Alpi farà il suo arrivo nella Pianura Padana aggirando l’arco dall’Austria e la Slovenia attraverso la “porta della Bora“; la seconda corrente d’aria riscaldatasi sul Tirreno scavalcherà l’Appennino da dietro il nostro Crinale.

Lo scontro
Sulla nostra Regione, quindi, si verranno a scontrare due correnti opposte. Una più fresca e secca (quella in arrivo dalla porta della Bora), ed una più calda ed umida (in arrivo dal Tirreno). Lo scontro avverrà nella nostra Pianura dov’è pronta ad esplodere una vera e propria “polveriera” di energia potenziale dovuta alle alte temperature che da giorni superano i 33°/34°C generando correnti convettive estremamente minacciose.

Cosa potrebbe accadere?
Se si verificasse il quadro che abbiamo appena delineato, sul nostro territorio si verrebbero a generare delle potenti celle temporalesche che porterebbero ad una vivace attività elettrica e molto probabilmente eventi grandinigeni sotto i Cumulonembi più grandi. Temporali che potrebbero essere anticipati da forti raffiche di vento e “nubi a mensola”. Ciò porterebbe inevitabilmente alla caduta di molte foglie e conseguenti rischi di allagamenti nei sottopassi ed in qualche strada.


Tornerà il caldo?
Si, dopo questa sfuriata di un paio di giorni tornerà un po’ di calma. Le temperature, scese attorno alla media stagionale per via dei temporali, riprenderanno a salire gradualmente. Non avremo dei picchi esagerati e la seconda settimana di luglio potrebbe vedere un po’ di instabilità pomeridiana più blanda rispetto agli eventi del 3.

Non è uno scenario un po’ esagerato?
Ci auguriamo di si, i modelli subiranno dei ritocchi con il passare dei giorni e vi daremo pronta notizia di tutto ciò che accadrà, ma analizzando i dati in nostro possesso oggi questo è lo scenario più probabile.

Perché darne notizia ora quando le previsioni oltre i 3 giorni perdono di affidabilità?
Osservazione corretta, oltre i 3 giorni le previsioni diventano “tendenze” e spesso vengono disattese. Questa perturbazione, però, è prevista dai modelli matematici da svariati giorni e ciò ci fa sbilanciare sul fatto che “qualcosa” di quanto previsto possa arrivare fino a noi. Il nostro augurio è che torni la pioggia e che lo faccia in maniera moderata, ma le alte temperature di questi giorni stanno caricando una “batteria” pronta a far scintille e l’innesco potrebbe arrivare il giorno 3 di luglio.

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 Dott. Matteo Benevelli

Non c’è pace per la Siberia, temperature record.

Non c’è pace per la Siberia, temperature record.

Che le regioni artiche siano quelle più provate dai cambiamenti climatici è cosa nota, ma ciò che accade ormai da un anno in Siberia ha quasi dell’accanimento.
Solo nell’ultimo anno abbiamo assistito a devastanti incendi, un recente sversamento di gasolio in un fiume ed ora un’incessante ondata di calore che nella giornata di sabato 20 giugno ha raggiunto l’incredibile valore di 38°C a nord del Circolo Polare Artico.

Agosto del 2019 verrà ricordato per lungo tempo in Russia e non solo per i devastanti incendi che per settimane hanno interessato vaste porzioni di territorio russo in Siberia con nubi di fumo che hanno avvolto gran parte del territorio che va dalla Russia, al Giappone, alla Mongolia e parte della Cina. Multipli incendi hanno immesso nell’atmosfera una quantità enorme di anidride carbonica e ceneri che hanno avuto ripercussioni dannose per il nostro già provato clima.


Questione ampiamente trattata nel nostro articolo di allora e nei successivi. In quegli articoli facevamo riferimento anche al concreto rischio che tali eventi avrebbero potuto innescare un veloce scioglimento del “permafrost“, ovvero, un terreno tipico delle regioni artiche come l’estremo Nordeuropa, la Siberia e l’America settentrionale dove il suolo è perennemente ghiacciato. Uno strato che può variare da poche decine di metri a qualche centinaio e che spesso rappresenta lo strato di suolo su cui poggiano edifici, infrastrutture o intere Città.
Lo scioglimento di questo strato di suolo congelato determina la liberazione nell’atmosfera di ingenti quantità di Metano ed il Metano è uno dei gas climalteranti più pericolosi, con un efficacia nell’aumento dell’effetto serra di circa 30 volte superiore all’anidride carbonica.

E lo scioglimento del permafrost è all’origine di un altro disastro ambientale che di recente ha interessato le regioni artiche della Russia. Il 29 maggio, vicino a Norilsk, nella regione russa del Krasnojarsk della Siberia settentrionale, c’è stato un incidente in una centrale elettrica: una cisterna ha perso circa 20mila tonnellate di gasolio, che si sono riversate nei fiumi Ambarnaya e Daldykan, colorandoli di rosso e arrivando a decine di chilometri dal luogo dell’incidente. L’impianto è gestito dalla NTEK, una sussidiaria della Norilsk Nickel, una delle più importanti società al mondo di estrazione e fusione di nichel e palladio. Il cedimento della cisterna è stato causato da un cedimento del terreno sottostante che poggiava su uno strato di permafrost.

(Immagine satellitare ottenuta dall’ESA che mostra il fiume tinto di rosso dalla presenza in superficie del gasolio)

Al momento in cui scriviamo questo articolo (22 giugno 2020), la situazione non è ancora risolta. Il gasolio è arrivato fino al lago Pyasino che ha un bacino di circa 700 chilometri quadrati e si teme che con l’arrivo del caldo il gasolio possa raggiungere il fiume Pyasina e arrivare nel Mar Glaciale Artico.

Gli ambientalisti hanno accusato però la società di stare usando il riscaldamento globale come scusa per non assumersi le proprie responsabilità nel non aver fatto adeguati controlli sulla stabilità della struttura. Sia il WWF che Greenpeace hanno detto che il rischio che il permafrost si sciogliesse e portasse al cedimento di edifici era conosciuto da tutti, e che le autorità locali e la società avrebbero potuto evitarlo mesi prima mettendo in sicurezza il serbatoio.

Scusa o no, purtroppo, il riscaldamento della regione artica è drammaticamente osservabile già da qualche mese. Maggio è stato un mese record per il caldo anomalo registrato nell’intera fascia del Circolo Polare Artico e Giugno si appresta ad essere ben peggiore. Nella giornata di sabato 20 giugno 2020 il villaggio di Verkhoiansk ha registrato una temperatura di 38 gradi centigradi, quasi il doppio della media stagionale.
Per dovere di cronaca il villaggio in questione non è nuovo a sbalzi termici esagerati: nel 1892 ha raggiunto la cifra record di -67,8 gradi mentre lo scorso gennaio ha rilevato -57,2. Nel 1988 il caldo aveva toccato i 37,3 e solitamente la media in questo periodo dell’anno è sui 20 gradi.
Anche se questi ultimi dati sembrano far calare il clamore per il valore registrato in quel piccolo villaggio, va però detto che il caldo esageratamente anomalo della regione artica è ben più vasto e su scala mondiale. Il caldo anomalo sta interessando tanto la Siberia quanto il Canada ed il Nord Europa. Pur rimanendo fermi in Siberia, le città russe nel circolo polare artico hanno registrato temperature straordinarie, con Nizhnyaya Pesha che ha toccato i 30°C il 9 giugno e Khatanga, che di solito ha temperature diurne di circa 0°C in questo periodo dell’anno, raggiungendo i 25°C il 22 maggio. Il record precedente era di 12°C.

E considerate che questi valori esagerati di caldo arrivano proprio nel momento in cui per via delle restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19 le emissioni di gas climalteranti sono crollate di quasi un 50% rispetto al solito. Pertanto se in molti si chiedevano che impatto avrebbe avuto il Covid-19 sul clima ha avuto la peggiore delle risposte, ovvero… nessuno.

Il mondo scientifico, però, era già ben conscio di questa risposta e non nutriva alcuna speranza in un solo mese di diminuzione dell’emissione di gas serra. Occorre un periodo ben più lungo per sortire degli effetti e non si parla di mesi, e probabilmente nemmeno di anni perché il cambiamento climatico è già iniziato e da questi campanelli d’allarme sembra che si sia innescato un meccanismo a catena che porterà ad effetti difficilmente arrestabili.

L’anidride carbonica e gli ossidi di azoto immessi nell’atmosfera riscaldano il Pianeta, gli incendi immettono altra anidride carbonica che peggiora ulteriormente l’effetto serra, che scalda ulteriormente il Pianeta, che a sua volta vede lo scioglimento del Permafrost che immette nell’atmosfera il Metano che è trenta volte più efficace dell’anidride carbonica nel far salire le temperature nel nostro Pianeta… e via via di seguito.

Il riscaldamento delle regioni artiche ha grandi ripercussioni nelle correnti d’aria che percorrono il nostro globo in lungo e in largo. L’inizio di questa Estate in Italia e nella nostra provincia ha dato l’impressione di essere stato timido, ma in realtà siamo leggermente sopra la media climatica degli ultimi 30 anni ed in generale a livello globale il nostro Pianeta si sta surriscaldando.

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Dott. Matteo Benevelli

Piccola scossa di terremoto tra Bagnolo e Correggio

Piccola scossa di terremoto tra Bagnolo e Correggio

Nella giornata di mercoledì 17 non registriamo solamente un forte evento temporalesco sul comprensorio ceramico, ma registriamo anche una lieve scossa di terremoto che torna ad interessare la Pianura.
Poco distante dalla scossa di 2.4 della notte del 13 giugno, mercoledì 17 alle 21:10 si è verificata una seconda scossa di terremoto di magnitudo 2.7.

Le due scosse non sono strettamente legate tra loro, poiché avvenute a profondità diverse ed attivate da due differenti faglie. La prima venne registrata ad una profondità di 23 Km, mentre quella di ieri ad una profondità intermedia di 6,3 Km. La scossa è stata piuttosto lieve, ma alcuni cittadini di Bagnolo e zone limitrofe l’hanno avvertita distintamente. L’epicentro, con esattezza, si trova in località San Michele della Fossa, zona già nota per la sua faglia che in passato ha dato vita ad eventi sismici ben più intensi.

Come notate dalle nostre news, il nostro territorio è spesso interessato da eventi sismici e questo perché siamo in una zona fortemente interessata per via della spinta tettonica del nostro Appennino verso le Alpi, un movimento che ogni anno ci sposta di circa 1 cm verso nord-est. Eventi del genere, quindi, erano presenti in passato, sono presenti ora e lo saranno anche in futuro.
L’evento per il momento non ha dato seguito ad uno sciame, esattamente come per l’evento che lo aveva preceduto il giorno 13, pertanto anche in questo caso è lecito non attendersi altre repliche, ma è necessario ancora un po’ di tempo per affermarlo con certezza.

Che fine ha fatto l’estate?

Che fine ha fatto l’estate?

Ormai dall’inizio del mese assistiamo sempre più spesso alla dinamica di bel tempo mattutino con sviluppo di violenti temporali nel primo pomeriggio e ritorno alla tranquillità sotto sera. Tanti si chiedono che fine abbia fatto l’estate, ma spesso arrivano a conclusioni troppo semplici. Effettivamente quest’anno stiamo notando una totale latitanza del caldissimo “Anticiclone Africano”, quel mostro di alta pressione che porta temperature esageratamente calde per la nostra latitudine. Mostro alto pressorio a cui ci eravamo ben abituati nell’ultimo decennio e che appunto con la sua assenza ci fa sembrare l’inizio dell’estate 2020 del tutto anomala.

Ma siamo certi che sia così?


Il grafico che vi abbiamo riportato qui sopra, che in gergo si chiama “spaghetto” (non che gli scienziati brillino in inventiva alle volte), ci fa vedere l’andamento delle temperature previsto nella seconda metà di giugno. Pertanto salta subito all’occhio che non avremo dei “picchi” d’innalzamento brusco delle temperature ma una sostanziale lenta crescita dei valori. La linea bianca rappresenta le temperature che il modello matematico si aspetta ed in rosso, invece, vediamo quelle che sono state le temperature registrate in media negli ultimi 30 anni. Già da questo primo grafico si capisce che la nostra sensazione di “estate fredda” è del tutto errata perché addirittura siamo leggermente sopra la media del periodo, quindi ciò che ci trae in inganno sono stati gli ultimi anni che al contrario sono stati segnati dalla frequente presenza ingombrante dell’Anticiclone Africano che di tanto in tanto faceva delle sortite alle nostre latitudini facendoci sudare 7 camicie in anticipo.

Questa cartina, invece, è relativa alla seconda settimana di giugno, che effettivamente è stata segnata da molti temporali ed indubbiamente ha fatto registrare temperature di chiara matrice instabile ed atlantica. Ma anche in questo caso il calo sotto la media è di soltanto 1°/2°C rispetto alla norma. Pertanto anche secondo il NOAA non stiamo attraversando una fase “fredda”, ma tutto sommato nella media degli ultimi 30 anni.

Ma perché quest’anno non abbiamo le incursioni prepotenti dell’Anticiclone Africano?

Un indagine di questo tipo deve farci ampliare la visione d’insieme e non cercare la causa nel nostro vicinato, pertanto dobbiamo spostarci su una “scala globale” di correnti d’aria che fanno sì che l’Anticiclone latiti. Quando si amplia di così tanto lo zoom è scontato che aumentino di molto le variabili in gioco, pertanto ci limiteremo ad un’analisi “superficiale” e non approfondita perché non è nostra intenzione confondere i nostri utenti.

Prima di tutto c’è da dire che l’Anticiclone Africano non è scomparso, c’è ed è in piena forma e lo si nota molto bene da questa immagine satellitare dove con la sua ampiezza abbraccia l’intera zona sahariana.
Semplicemente questo “gigante” è più a sud del solito.

In questa fase dell’anno il Sole al Tropico del Cancro è praticamente allo zenith, il caldo durante il giorno è al suo massimo e ciò favorisce lo scoppio di temporali sub-tropicali appena l’aria umida in arrivo da ovest incontra il caldo secco sahariano. Le correnti d’aria in arrivo da ovest sono i famosi “Monsoni” e sono i venti più potenti al Mondo e sono quelli che regolano le correnti d’aria nell’intero globo.
In questa fase dell’anno le “piogge monsoniche” sono insolitamente più spostate verso sud e ciò favorisce una discesa dell’Anticiclone Africano che quindi latita dalle zone del Mediterraneo permettendo alle basse pressioni di scagliare verso la nostra Penisola flussi di aria fresca ed instabile dall’Atlantico. Questi movimenti inibiscono anche il dominio dell’Anticiclone delle Azzorre che se ne resta tranquillo nell’Atlantico bloccato anche dalla presenza dell’Alta Pressione Scandinava che da settimane non abbandona le zone del nord Europa.

Osservando bene l’immagine satellitare, poi, si possono osservare altri importanti meccanismi che regolano il nostro ecosistema, come ad esempio le nuvole di sabbia del deserto che l’Anticiclone Africano scaglia sull’Oceano Atlantico e che dopo un lungo viaggio arrivano sulla foresta Amazzonica per “nutrirla” di preziosi sali minerali.

Purtroppo ci sono anche degli aspetti negativi in questo spostamento delle piogge monsoniche verso sud, ovvero il rischio che la siccità colpisca zone in cui l’agricoltura e l’allevamento fa grandissimo affidamento su queste piogge. Le zone del Sahel sono da sofferenti sotto questo aspetto e ciò determina carestie, crisi socio-politiche, la cosa all’accaparramento delle risorse ed in fine l’imporsi di bande armate ed estremisti che con la forza non si fanno scrupoli ad accaparrarsele. Pertanto, se la situazione non dovesse migliorare, sarà lecito attendersi un amento dei flussi migratori verso l’Europa.

Come proseguirà il mese?
Sicuramente l’Estate farà il suo corso, il fatto che in questo periodo non sia iniziato con il grande caldo è tutto sommato un bene, ma è ancora troppo presto per dare dei responsi. Non si può assolutamente fare alcuna insinuazione sul come si comporterà. Certo è che nei prossimi giorni non avremo degli sbalzi improvvisi delle temperature e ciò è un bene per i nostri organismi che non subiranno questo stress.

In fine un altro aspetto da non trascurare è il fatto che il nostro territorio aveva sicuramente un gran bisogno di acqua dal momento che la neve non è caduta sul nostro Appennino in inverno ed il nostro terreno risultava sprovvisto di un serbatoio sotterraneo di acqua. Piogge intense, solitamente, sono inefficaci sotto questo aspetto, ma il fatto che queste precipitazioni si siano verificate per molti giorni ha fatto sì che il nostro terreno si bagnasse anche un po’ più in profondità del solito.

Auguriamoci, quindi, che l’Estate del 2020 non abbia degli sbalzi esagerati e che prosegua mite così com’è iniziata.

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Dott. Matteo Benevelli

Piccolo sciame sismico in Appennino

Piccolo sciame sismico in Appennino

🎯 Terremoto in Appennino 🎯
 
Nella giornata di ieri ha tremato più volte il suolo del nostro Appennino e di quello modenese.
 
I sismografi hanno registrato 5 distinte scosse telluriche iniziate ieri 11 giugno alle ore 14:25 con un evento di magnitudo 3.0 alla quale sono seguite altre 4 scosse di assestamento, di cui due da 3.0:
 
14:25 magnitudo 3.1 profondità 8,1 Km
17:15 magnitudo 2.7 profondità 9,0 Km
18:46 mangitudo 3.0 profondità 9,1 Km
20:55 magnitudo 2.2 profondità 8,9 Km
20:59 magnitudo 3.0 profondità 8,6 Km
 
Come si nota dall’elenco le scosse si sono concentrate di una fascia ristretta di tempo, sempre a profondità simili e arealmente in una zona ristretta di territorio tra Frassinoro e Toano. La località più prossima è quella di Farneta in territorio modenese nota per la centrale idroelettrica che fornisce corrente elettrica a moltissime utenze (assolutamente non a rischio per scosse di così poco conto).

 
La zona è sismicamente attiva e conosciuta ai geologi poiché attraversata da faglie attive, di cui una molto vasta che interessa proprio il basamento.
 
Per il momento non risultano altri movimenti tellurici e ciò fa ben sperare che tutta l’energia in gioco sia stata dissipata con questi 5 eventi, di cui almeno 3 avvertiti distintamente dalla popolazione in zona.
Appuntamento con la storia per la Crew Dragon

Appuntamento con la storia per la Crew Dragon

Tantissimi nostri utenti probabilmente non sanno di cosa stiamo parlando, ma questa sera (mercoled’ 27 maggio 2020), dalla storica rampa Pad 39/A (che vide il lancio dei famosi vettori Saturno V e degli Space Shuttle), decollerà una nuova navetta chiamata Crew Dragon. Navetta che per la prima volta trasporterà verso la Stazione Spaziale Internazionale un equipaggio umano. Non accadeva dai tempi dello Space Shuttle che un equipaggio umano non partiva per lo spazio dal suolo americano con un mezzo americano. La portata storica dell’evento non è solo dettato dal fatto che si tratti di un lancio del tutto americano, ma anche dal fatto che a fornire razzo e capsula è un’azienda privata, la Space X di Elon Musk, quella degli Starlink di cui abbiamo spesso parlato sulla nostra pagina Facebook.

Salvo imprevisti meteo (che non ci sentiamo di escludere), il lancio avverrà alle 22:33 da Cape Canaveral in Florida e 22 minuti dopo si troverà già sulle nostre teste. Alle 22:55, infatti, la capsula potrebbe sorvolare l’Italia ed essere visibile anche dalla nostra provincia!
   

In tal caso la capusala dovrebbe raggiungere una magnitudine (luminosità) tale da poter essere vista ad occhio nudo. Alle 22:57 si avvicinerà alla Stella Polare e poco dopo si spengerà poiché entrerà nel cono d’ombra della Terra, pertanto non potrà più riflettere i raggi del Sole verso di noi rendendosi invisibile.

I due astronauti scelti dalla NASA per la missione sono Douglas Hurley e Robert Behnken e partiranno per una missione di media durata, che va dai 30 ai 119 giorni. Il giorno del loro rientro verrà deciso in base ai dati che ricaveranno dalla Dragon, soprattutto sullo stato dei pannelli solari, l’elemento strutturale più critico della capsula. Per godersi i momenti cruciali del lancio (che sarà trasmesso dalla Nasa qui).


Douglas e Behnken si sono addestrati per molti mesi all’utilizzo degli innovativi comandi a bordo della navicella, soprattutto per il fatto che essa è comandata da grandi monitor touch-screen e non più da una moltitudine di bottoni e leve come in passato (se volete sapere di cosa stiamo parlando, potete addestrarvi sul simulatore appositamente creato dalla Space X per voi a questo link). Per non parlare, poi, dell’addestramento alle varie mansioni che dovranno effetuare a bordo della Stazione Spaziale Internazionale tra cui, probabilmente, una passeggiata spaziale.

Una volta arrivata in orbita e sganciata dal secondo stadio, la Dragon inizierà il suo viaggio in solitaria verso la Iss, un viaggio che durerà circa 19 ore. Siccome si tratta ancora di un volo dimostrativo, l’equipaggio dovrà effettuare diversi controlli sui sistemi di navigazione. A 150 metri dalla Iss, Behnek e Hurley assumeranno il controllo manuale della capsula, per testarne gli innovativi comandi. Il controllo manuale servirà per simulare un’avaria alla “guida autonoma” della capsula, senza però eseguire il docking finale, che tornerà a essere affidato al pilota automatico.

A differenza dalla capsula russa Soyuz, la Crew Dragon è progettata per atterrare in mare aperto, come avveniva per le capsule Apollo che portarono l’uomo sulla Luna. SpaceX ha testato a lungo questa procedura grazie agli otto anni di esperienza con le capsule Cargo Dragon, che portavano rifornimenti sulla Iss , rientrando poi al largo della California
La versione crew della Dragon effettuerà una manovra molto simile, però l’ammaraggio avverrà difronte le coste della Florida.
Prima di impattare contro l’atmosfera però, verrà sganciato il trunk, la sezione con i pannelli solari, liberano lo scudo termico.

Una volta rientrata in atmosfera, la capsula sfrutterà i suoi sei paracadute. Inizialmente se ne apriranno due, denominati drag parachute, che ridurranno di molto la velocità di caduta, quindi si apriranno i quattro principali. L’azienda di Musk ha eseguito con successo 27 test su queste componenti, realizzate in Zylon, un materiale molto più resistente del nylon.

In fine due navi della flotta di Space X sono state modificate in modo da recuperare la capsula al rientro. Sono anche dotate di una piattarforma per il decollo di elicotteri, utilizzato per trasportare gli astronauti nell’ospedale più vicino in caso di emergenza.

Grazie a questo lancio, avrà ufficialmente inizio l’era dell’esplorazione spaziale partecipata da aziende private. Un traguardo fondamentale in ambito economico e geopolitico.

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Ci saluta definitivamente anche la Cometa Swan

Ci saluta definitivamente anche la Cometa Swan

Non ce l’ha fatta a resistere alla forte pressione esercitata dall’avvicinarsi al nostro Sole. La cometa C/2020 F8 (SWAN) si sta avvicinando alla nostra Stella, raggiungendo il perielio il 27 maggio, ma la sua luminosità è calata di molto e ciò è il chiaro sintomo che qualcosa non è andato come doveva.

Sorte analoga a quella della sua collega precedente, la cometa C/2019 Y4 (Atlas), che ad inizio Aprile si è spezzata in più frammenti (vedi immagine qui sotto) dopo un veloce aumento di luminosità che faceva ben sperare il pubblico. Gli esperti di comete, però, sanno molto bene che aumenti bruschi di luminosità quando queste devono ancora raggiungere il perielio sono spesso un cattivo segnale. Il nucleo delle comete è composto da polveri e rocce molto volatili e poco coese, spesso con molto ghiaccio. Corpuscoli di pochi chilometri di diametro subiscono dei forti shock quando si avvicinano al nostro caldo e radioattivo Sole.


Una volta persa ogni speranza per la cometa Atlas, gli appassionati di astronomia riponevamo grandi speranze nella cometa Swan (il nome è dovuto al fatto che è stata scoperta in un’immagine scattata dalla fotocamera SWAN il 25 marzo 2020 a bordo del telescopio spaziale SOHO), perché si dimostrava piuttosto luminosa fin dai primi giorni della sua scoperta. Per via della sua orbita inclinata, gli osservatori dell’emisfero australe sono stati i primi a poter ammirare la Swan, che esibiva una bella coda (vedi immagine qui sotto del 01 maggio 2020) e un costante incremento in luminosità per tutto aprile, con un importante salto alla mag. 5,2 verso fine mese che faceva presagire un picco intorno alla mag. 2,8 verso il 21 maggio, poco prima del passaggio al perielio, previsto per il 27 dello stesso mese.

Come detto in precedenza, però, aumenti così repentini sono un grosso rischio… specie per comete che sono al loro “primo approccio” con il nostro Sole. Negli ultimi giorni, però, la luminosità è calata di molto. Di per sé non è un evento grave, ma il brusco declino degli ultimissimi giorni ne conferma la quasi definitiva estinzione. L’immagine di copertina ci mostra il nucleo della cometa il 22 maggio 2020, già molto debole e difficile da percepire.

Purtroppo la Swan e l’Atlas si aggiungono alla lunghissima lista di “comete del secolo” annunciate e che si rivelano un fiasco sul più bello. Per vedere una cometa lontanamente paragonabile alle splendide Hale-Bopp e Hyakutake (1997 e 1996), dovremo attendere ancora un po’… speriamo di non dover attendere la cometa di Halley che passerà solamente nel luglio del 2061!

Per consolarci, però, va detto che per via della sua orbita la cometa Swan non ci avrebbe potuto regalare un grande spettacolo, poiché la sua inclinazione non l’avrebbe fatta salire di molto sopra l’orizzonte al tramonto, quindi la luce del Sole appena sotto l’orizzonte ne avrebbe reso difficoltosa la visione ad occhio nudo… sarà per la prossima.

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Dott. Matteo Benevelli

 

Allerta meteo gialla per martedì 19 maggio

Allerta meteo gialla per martedì 19 maggio

⚠️ Allerta Meteo Gialla ⚠️
 
Come precisato nelle nostre previsioni meteo di questa mattina, nella giornata di domani saremo interessati dal passaggio di un fronte perturbato che riporterà la pioggia sulla nostra provincia.
 
A tal proposito è stata emessa oggi dall’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile e da ARPAE un’allerta meteo di livello giallo che interesserà anche il nostro territorio.
 
L’attenzione è incentrata sul fatto che arriveranno piogge più o meno intense che potrebbero raggiungere quantitativi a fine giornata di 40 mm. Possibili anche forti raffiche di vento in Montagna con punte tra i 70/80 Km/h circa.
 
Il nostro punto di vista?
Specifichiamo una volta volta in più il fatto che non siamo nessuno per poter scavalcare le agenzie regionali preposte e che lo scopo di tali allerte non è quello di informarvi su ciò che accadrà (non si tratta di una previsione meteo), ma di prepararvi a ciò che “potrebbe” accadere: possiamo dirvi che sussiste un po’ di margine d’incertezza su ciò che accdarà domani. L’incertezza dipende dall’esatta posizione che andrà ad occupare la bassa pressione che domani dovrebbe rinforzarsi sul Tirreno (oggi ci sono già i primi abbozzi come da immagine satellitare delle nostre previsioni).
 
Le criticità di tale allerta non sono dovute al fatto che verremo attraversati da una forte perturbazione temporalesca, quanto dal fatto che le piogge saranno dilungate e distribuite nell’arco dell’intera giornata con il rischio di “appesantimento del suolo” che potrebbe riattivare qualche movimento franoso quiescente ed ingrossare i corsi d’acqua minori del nostro Appennino. Altro punto di attenzione, poi, potrebbe essere il vento forte che potrebbe far cadere qualche ramo o pianta pericolante in Montagna.
Allerta meteo arancione per giovedì 14 e venerdì 15 maggio

Allerta meteo arancione per giovedì 14 e venerdì 15 maggio

⚠️ Allerta Meteo Arancione ⚠️
 
E’ stata emessa nella giornata di ieri, ma interesserà il resto della giornata di oggi e la prima parte di quella did omani, dall’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile e da ARPAE un’allerta meteo di livello Arancione che interessa anche il nostro territorio.
 
Le agenzie prevedono l’arrivo di una perturbazione piuttosto intensa che interesserà parte della nostra Regione, tra cui anche la nostra provincia.
Per il reggiano si prevede un po’ di attività temporalesca sul nostro Appennino e soprattutto (allerta arancione) forti raffiche di vento che interesseranno il Crinale e la Montagna. Raffiche che potrebbero superare anche gli 80/100 Km/h in alcuni momenti.
 
Lo scopo delle Allerte non è quello di mettervi ansia, ma semplicemente quello di non farvi trovare impreparati nel caso in cui questo scenario (possibile e non certo) si verifichi.
 
Cosa ci aspettiamo?
Premesso che il nostro parere non può in alcun modo andare a modificare o scavalcare l’allerta di cui vi abbiamo appena parlato, siamo concordi con l’arrivo di una “vivace” perturbazione da dietro il nostro Appennino.
Dalle 18:00 ci aspettiamo l’inizio delle ostilità sul nostro Crinale con vento in rinforzo che si farà via via più intenso con culmine nella notte e primo mattino di domani (Venerdì 15).
I temporali prenderanno sicuramente forma sull’Emilia-Romagna occidentale. Ci aspettiamo attività elettriche verso Parma e Piacenza, ma anche sul reggiano (seppur con meno probabilità), sono presenti le condizioni giuste per innescare qualche temporale sparso. In tal caso potrebbero prendere forma sui settori occidentali, come la valle del fiume Enza e nella Bassa tra Sant’Ilario, Poviglio, Boretto, Guastalla e Brescello. La zona da tenere sotto controllo sarà sicuramente Sud-Ovest, poiché la perturbazione avanzerà da lì verso nord-est. I temporali, pertanto, si sposteranno successivamente sulle prealpi Lombardo-Venete.
Rallenta lo sciame sismico della Val d’Enza

Rallenta lo sciame sismico della Val d’Enza

E’ ancora attivo lo sciame sismico che dal 1° di Maggio ad oggi ha fatto registrare 56 scosse superiori a magnitudine 2.0, ma sembra aver rallentato di frequenza.
Dal nostro primo articolo si sono verificate “solamente” 14 eventi, contro i 42 eventi registrati nelle prime 24 ore. Ciò fa ben sperare, seppure i terremoti siano del tutto imprevedibili, ma ciò potrebbe essere il segnale che buona parte dell’energia i gioco sia stata liberata gradualmente.

Come vi abbiamo scritto nel nostro articolo precedente, la zona è conosciuta ai geologi poiché in profondità è attiva una faglia che è solita risvegliarsi periodicamente ed alle volte anche con scosse piuttosto forti. La faglia in questione è una “faglia inversa”, ovvero una porzione di sottosuolo che viene compressa. Letteralmente gli Appennini ci spingono verso le Alpi ed ogni anno quella zona si sposta di 1/3 cm verso nord proprio in virtù di tale spinta. Questa meccanica è alla base della formazione dell’Appennino stesso e delle Alpi, pertanto vi lasciamo immaginare quanti terremoti si siano verificati in tempi geologici per portare le nostre Montagne e le nostre Colline all’altezza attuale, specie se consideriamo che milioni di anni fa dove ci troviamo noi vi era un oceano profondo.

Sequenze sismiche di questo tipo sono comuni nell’Appennino settentrionale, così come in molte altre regioni d’Italia. Statisticamente, la maggior parte di esse termina dopo pochi giorni o qualche settimana, ma in alcuni casi possono durare più a lungo, soprattutto nei casi in cui si manifesti un terremoto più forte. La scossa maggiore è ancora quella registrata il 02 Maggio alle ore 17:55 a pochi chilometri da Felino, ma la notte del 03 Maggio e nel primo mattino dello stesso giorno si sono verificati due sismi di magnitudine 2.8 avvertiti dalla popolazione.


(Nell’immagine qui sopra si vede il comportamento di una faglia inversa. In questo caso è scoperta e ben visbile e si nota il taglio netto nella sequenza di striature rocciose. La compressione ha fatto salire il lato sinistro della collina “tetto”, su quello destro “letto”)
Nel reggiano si è verificata solo un’altra scossa nei pressi di Bibbiano di magnitudine 2.3 il 02 Maggio alle 19:51. In questo caso la scossa è stata molto superficiale, 6 Km contro i 15/18 Km di profondità media delle scosse legate alla faglia principale, quindi più consona ad una sorta di assestamento del suolo sovrastante.

Il monitoraggio è costante e per il momento non si registrano danni.

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Dott. Matteo Benevelli