Tornano i temporali a Luglio

Tornano i temporali a Luglio

Il 2 di Luglio sarà il giorno che taglierà a metà il 2020, un anno piuttosto funesto e bisestile. In tanti saranno felici del fatto che il 2021 si avvicina, ma altri saranno in ansia per ciò che potrebbe rappresentare il 2° tempo del 2020. Stando ai modelli matematici che da giorni si stanno allineando sempre più, sembra che il 2° tempo si apra all’insegna dei temporali e molto probabilmente al ritorno della grandine.

Nella seconda metà di giugno l’Anticiclone delle Azzorre ha dettato legge sul nostro territorio garantendo cielo sereno ed un brusco innalzamento delle temperature che fortunatamente non hanno mai raggiunto livelli soffocanti. Questo fino all’interazione degli ultimi giorni con l’Anticiclone Africano che sul finire di giugno si è sostituito al collega azzorriano richiamando flussi umidi dal Tirreno.

Questa fase anticiclonica, però, subirà una brusca interruzione nei primi giorni di Luglio.

Cronologia
Il giorno 2 un flusso di aria fresca ed umida farà il suo arrivo in Europa entrando dall’Atlantico in Francia e dirigendosi verso le nostre Alpi. Questo “muro” di 4.000 metri devierà una parte della corrente verso nord in direzione Svizzera e Austria, ed un’altra parte verso sud nel Mediterraneo.
Ciò genererà un vortice di bassa pressione che dovrebbe collocarsi proprio nei paraggi della nostra Regione.
Il giorno 3 questa bassa pressione avrà un ruolo chiave nel richiamare le due correnti atlantiche frazionate: la corrente d’aria fredda che è transitata a nord delle Alpi farà il suo arrivo nella Pianura Padana aggirando l’arco dall’Austria e la Slovenia attraverso la “porta della Bora“; la seconda corrente d’aria riscaldatasi sul Tirreno scavalcherà l’Appennino da dietro il nostro Crinale.

Lo scontro
Sulla nostra Regione, quindi, si verranno a scontrare due correnti opposte. Una più fresca e secca (quella in arrivo dalla porta della Bora), ed una più calda ed umida (in arrivo dal Tirreno). Lo scontro avverrà nella nostra Pianura dov’è pronta ad esplodere una vera e propria “polveriera” di energia potenziale dovuta alle alte temperature che da giorni superano i 33°/34°C generando correnti convettive estremamente minacciose.

Cosa potrebbe accadere?
Se si verificasse il quadro che abbiamo appena delineato, sul nostro territorio si verrebbero a generare delle potenti celle temporalesche che porterebbero ad una vivace attività elettrica e molto probabilmente eventi grandinigeni sotto i Cumulonembi più grandi. Temporali che potrebbero essere anticipati da forti raffiche di vento e “nubi a mensola”. Ciò porterebbe inevitabilmente alla caduta di molte foglie e conseguenti rischi di allagamenti nei sottopassi ed in qualche strada.


Tornerà il caldo?
Si, dopo questa sfuriata di un paio di giorni tornerà un po’ di calma. Le temperature, scese attorno alla media stagionale per via dei temporali, riprenderanno a salire gradualmente. Non avremo dei picchi esagerati e la seconda settimana di luglio potrebbe vedere un po’ di instabilità pomeridiana più blanda rispetto agli eventi del 3.

Non è uno scenario un po’ esagerato?
Ci auguriamo di si, i modelli subiranno dei ritocchi con il passare dei giorni e vi daremo pronta notizia di tutto ciò che accadrà, ma analizzando i dati in nostro possesso oggi questo è lo scenario più probabile.

Perché darne notizia ora quando le previsioni oltre i 3 giorni perdono di affidabilità?
Osservazione corretta, oltre i 3 giorni le previsioni diventano “tendenze” e spesso vengono disattese. Questa perturbazione, però, è prevista dai modelli matematici da svariati giorni e ciò ci fa sbilanciare sul fatto che “qualcosa” di quanto previsto possa arrivare fino a noi. Il nostro augurio è che torni la pioggia e che lo faccia in maniera moderata, ma le alte temperature di questi giorni stanno caricando una “batteria” pronta a far scintille e l’innesco potrebbe arrivare il giorno 3 di luglio.

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 Dott. Matteo Benevelli

Che fine ha fatto l’estate?

Che fine ha fatto l’estate?

Ormai dall’inizio del mese assistiamo sempre più spesso alla dinamica di bel tempo mattutino con sviluppo di violenti temporali nel primo pomeriggio e ritorno alla tranquillità sotto sera. Tanti si chiedono che fine abbia fatto l’estate, ma spesso arrivano a conclusioni troppo semplici. Effettivamente quest’anno stiamo notando una totale latitanza del caldissimo “Anticiclone Africano”, quel mostro di alta pressione che porta temperature esageratamente calde per la nostra latitudine. Mostro alto pressorio a cui ci eravamo ben abituati nell’ultimo decennio e che appunto con la sua assenza ci fa sembrare l’inizio dell’estate 2020 del tutto anomala.

Ma siamo certi che sia così?


Il grafico che vi abbiamo riportato qui sopra, che in gergo si chiama “spaghetto” (non che gli scienziati brillino in inventiva alle volte), ci fa vedere l’andamento delle temperature previsto nella seconda metà di giugno. Pertanto salta subito all’occhio che non avremo dei “picchi” d’innalzamento brusco delle temperature ma una sostanziale lenta crescita dei valori. La linea bianca rappresenta le temperature che il modello matematico si aspetta ed in rosso, invece, vediamo quelle che sono state le temperature registrate in media negli ultimi 30 anni. Già da questo primo grafico si capisce che la nostra sensazione di “estate fredda” è del tutto errata perché addirittura siamo leggermente sopra la media del periodo, quindi ciò che ci trae in inganno sono stati gli ultimi anni che al contrario sono stati segnati dalla frequente presenza ingombrante dell’Anticiclone Africano che di tanto in tanto faceva delle sortite alle nostre latitudini facendoci sudare 7 camicie in anticipo.

Questa cartina, invece, è relativa alla seconda settimana di giugno, che effettivamente è stata segnata da molti temporali ed indubbiamente ha fatto registrare temperature di chiara matrice instabile ed atlantica. Ma anche in questo caso il calo sotto la media è di soltanto 1°/2°C rispetto alla norma. Pertanto anche secondo il NOAA non stiamo attraversando una fase “fredda”, ma tutto sommato nella media degli ultimi 30 anni.

Ma perché quest’anno non abbiamo le incursioni prepotenti dell’Anticiclone Africano?

Un indagine di questo tipo deve farci ampliare la visione d’insieme e non cercare la causa nel nostro vicinato, pertanto dobbiamo spostarci su una “scala globale” di correnti d’aria che fanno sì che l’Anticiclone latiti. Quando si amplia di così tanto lo zoom è scontato che aumentino di molto le variabili in gioco, pertanto ci limiteremo ad un’analisi “superficiale” e non approfondita perché non è nostra intenzione confondere i nostri utenti.

Prima di tutto c’è da dire che l’Anticiclone Africano non è scomparso, c’è ed è in piena forma e lo si nota molto bene da questa immagine satellitare dove con la sua ampiezza abbraccia l’intera zona sahariana.
Semplicemente questo “gigante” è più a sud del solito.

In questa fase dell’anno il Sole al Tropico del Cancro è praticamente allo zenith, il caldo durante il giorno è al suo massimo e ciò favorisce lo scoppio di temporali sub-tropicali appena l’aria umida in arrivo da ovest incontra il caldo secco sahariano. Le correnti d’aria in arrivo da ovest sono i famosi “Monsoni” e sono i venti più potenti al Mondo e sono quelli che regolano le correnti d’aria nell’intero globo.
In questa fase dell’anno le “piogge monsoniche” sono insolitamente più spostate verso sud e ciò favorisce una discesa dell’Anticiclone Africano che quindi latita dalle zone del Mediterraneo permettendo alle basse pressioni di scagliare verso la nostra Penisola flussi di aria fresca ed instabile dall’Atlantico. Questi movimenti inibiscono anche il dominio dell’Anticiclone delle Azzorre che se ne resta tranquillo nell’Atlantico bloccato anche dalla presenza dell’Alta Pressione Scandinava che da settimane non abbandona le zone del nord Europa.

Osservando bene l’immagine satellitare, poi, si possono osservare altri importanti meccanismi che regolano il nostro ecosistema, come ad esempio le nuvole di sabbia del deserto che l’Anticiclone Africano scaglia sull’Oceano Atlantico e che dopo un lungo viaggio arrivano sulla foresta Amazzonica per “nutrirla” di preziosi sali minerali.

Purtroppo ci sono anche degli aspetti negativi in questo spostamento delle piogge monsoniche verso sud, ovvero il rischio che la siccità colpisca zone in cui l’agricoltura e l’allevamento fa grandissimo affidamento su queste piogge. Le zone del Sahel sono da sofferenti sotto questo aspetto e ciò determina carestie, crisi socio-politiche, la cosa all’accaparramento delle risorse ed in fine l’imporsi di bande armate ed estremisti che con la forza non si fanno scrupoli ad accaparrarsele. Pertanto, se la situazione non dovesse migliorare, sarà lecito attendersi un amento dei flussi migratori verso l’Europa.

Come proseguirà il mese?
Sicuramente l’Estate farà il suo corso, il fatto che in questo periodo non sia iniziato con il grande caldo è tutto sommato un bene, ma è ancora troppo presto per dare dei responsi. Non si può assolutamente fare alcuna insinuazione sul come si comporterà. Certo è che nei prossimi giorni non avremo degli sbalzi improvvisi delle temperature e ciò è un bene per i nostri organismi che non subiranno questo stress.

In fine un altro aspetto da non trascurare è il fatto che il nostro territorio aveva sicuramente un gran bisogno di acqua dal momento che la neve non è caduta sul nostro Appennino in inverno ed il nostro terreno risultava sprovvisto di un serbatoio sotterraneo di acqua. Piogge intense, solitamente, sono inefficaci sotto questo aspetto, ma il fatto che queste precipitazioni si siano verificate per molti giorni ha fatto sì che il nostro terreno si bagnasse anche un po’ più in profondità del solito.

Auguriamoci, quindi, che l’Estate del 2020 non abbia degli sbalzi esagerati e che prosegua mite così com’è iniziata.

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Dott. Matteo Benevelli

Parentesi fresca, ma di breve durata.

Parentesi fresca, ma di breve durata.

Aprile è iniziato con il piede sull’acceleratore dopo un inverno praticamente assente. Temperature molto alte nella prima metà del mese con valori spesso e volentieri di molto sopra la media del periodo con caratteristiche più consone alla metà di Maggio.

La colpa è da ricercare in un potente Anticiclone delle Azzorre che ha dominato nel cuore dell’Europa per svariati giorni, ma il periodo di Pasqua ha portato con sé una discesa di aria fredda artica. Gli effetti di questa discesa, per la nostra provincia, si manifesteranno nella giornata di Martedì 14, quando nel primo pomeriggio si aprirà la “porta della Bora” che letteralmente soffierà via il caldo umido di giorni scorsi. Questo “ribaltone” potrebbe portare con sé un’oretta di instabilità seguita da un riassestamento del tempo e ad un totale rasserenamento dalla serata ed il giorno successivo.

Questa irruzione della Bora avrà il merito di far crollare le temperature riportandole sotto la media del periodo e di spazzare via buona parte delle polveri sottili che si stavano pericolosamente riaccumulando sulla Pianura Padana. Il caldo, poi, stava facendo salire anche le concentrazioni di Ozono in Montagna seppure con valori ancora tranquilli.


Quanto durerà questo fresco?
Sicuramente la giornata più fresca sarà quella di Mercoledì 15, con valori massimi che in Città non dovrebbero salire sopra i 16°C (contro i 25°C del week-end di Pasqua), ma anche Giovedì 16 i valori non dovrebbero salire oltre i 20°/21°C, pertanto valori del tutto nella norma o comunque gradevoli.

Poi cos’accadrà?
La corrente d’aria fredda velocemente si sposterà verso est allontanandosi da noi e liberando il campo alla prima scorribanda dell’anno dell’Anticiclone Africano. Un aiuto a questa rimonta calda arriverà anche dalla bassa pressione presente tra il Marocco e la Spagna che favorirà una risalita di aria dal Sahara. Questo mulinello che ruota in senso antiorario e l’alta pressione che ruota in senso orario spingerà verso il Mediterraneo molta aria calda e secca dal deserto (vedi immagine di copertina).

Tornerà il caldo?
Si, anche se non un caldo irresistibile e duraturo. Il prossimo fine settimana vedrà i termometri spingersi nuovamente su valori molto alti per il periodo di metà Aprile, con punte di 24°/26°C in Città ed in Pianura. Questa parentesi calda, però, potrebbe durare solo un paio di giorni ed innescare una successiva fase instabile portatrice di piogge. Ma non vogliamo spingerci troppo in là con lo sguardo poiché le previsioni del tempo perdono di credibilità già dopo 3 giorni, figuriamoci ad allontanarci così tanto da oggi.

Situazione idrica
Per il momento non siamo in grade sofferenza, il bilancio idro-climatico è nella media nonostante la poca neve caduta durante l’inverno e la pioggia latitante da molto tempo. I nostri fiumi sono in grande sofferenza, ma le piogge di inizio Marzo ci hanno aiutato ad inumidire il terreno quel tanto che basta per resistere ancora qualche settimana. Se nella seconda metà di Aprile arriverà la pioggia, sicuramente non sarà un male in previsione dell’Estate.

Come sarà l’Estate 2020?
Impossibile saperlo, chi si avventura in questo tipo di previsione non fa altro che tirare ad indovinare.

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  Dott. Matteo Benevelli

Brusco innalzamento delle polveri sottili, ma perché?

Brusco innalzamento delle polveri sottili, ma perché?

In tanti in questi giorni ci stanno chiedendo com’è la situazione dell’inquinamento dell’aria in questo periodo di restrizioni dovute al Covid-19 sul nostro territorio. Fino a qualche giorno fa le concentrazioni di polveri sottili erano tutto sommato nella norma, specie dopo le piogge dei giorni scorsi, ma soprattutto nella giornata di ieri si è registrato un “curioso” se non “drammatico” boom delle Pm10 sulla nostra regione.
Nella giornata di ieri e soprattutto in quella di oggi si nota una foschia densa che limita in parte la visibilità nel lungo raggio e ciò non segue un iter logico/meteorologico.

Le Pm10 sono schizzate da 16 ppm fino al terribile valore di 99 ppm a Reggio Emilia, addirittura a 140 ppm a Rimini!

Vedi tabella ARPAE qui sotto:
In situazioni del genere è giusto indagare per scoprire se la causa di questa impennata è da ricercare a livello antropico (uomo) o naturale.

Indagine su una causa antropica:
siamo in una situazione eccezionale di restrizioni che limitano il pulviscolo sotto l’aspetto del traffico delle automobili, anche se i riscaldamenti sono ancora accesi e ben funzionanti visto il ritorno di un po’ di freddo da est. Sui siti d’informazione non si parla d’altro che di Coronavirus e non compaiono notizie di incendi dolosi in vasta scala in Italia e nazioni limitrofe.
Pertanto escludiamo il fattore antropico… per una volta l’uomo sembra non centrare nulla con questo aumento delle polveri sottili.

Indagine su una causa naturale:
Solitamente le cause naturali sono imputabili a grandi concentrazioni di Pollini, ma nonostante l’inizio di primavera non abbiamo un boom di fioriture in questo momento. Un’altra causa potrebbe essere di origine vulcanica, ma per ora tutto è tranquillo in Islanda e nel Sud dell’Italia. In fine ci si può concentrare sulla Sabbia del Deserto.
Le correnti che da qualche giorno dominano sul nostro territorio arrivano da est, la Porta della Bora si è aperta ed ancora non si è chiusa definitivamente. Da est, poi, sono arrivate anche le ultime precipitazioni… che a tutti gli effetti hanno sporcato le nostre automobili lasciate all’aperto in questi giorni di fermo. Ma al tempo stesso la Porta della Bora chiude la porta (permetteteci il gioco di parole) in faccia alla sabbia del deserto del Sahara, che è la prima imputata quando piove sabbia dal cielo.

Indizi:
– correnti dominanti da est
– automobili sporche di sabbia dopo le piogge degli ultimi giorni
– aumento delle Pm10 nonostante la pioggia recente che normalmente le abbatte

Causa:
Mettendo insieme questi indizi un buon detective meteorologico si concentra sul vento da est e ripercorre a ritroso il suo percorso. Con l’aiuto dei satelliti attuali e dei loro delicati sensori si può scoprire che il vento est attinge aria da molto lontano. E se si indaga in quelle zone remote, si scopre che da qualche giorno un’intensa tempesta di sabbia sta interessando la zona del Mar Caspio e del deserto del Karakum (Turkmenistan), 2500 km a est dell’Italia. Questa tempesta solleva i granelli di sabbia e li trasporta per migliaia di chilometri fino alla nostra Pianura (e ad onor del vero va oltre… fino al Portogallo e l’oceano Atlantico).

Conclusioni:
Per una volta l’incremento di polveri sottili non è da imputare all’uomo, ma a cause del tutto naturali. Un evento del genere è piuttosto raro, come detto in precedenza, le tempeste di sabbia che solitamente ci raggiungono sono di matrice sahariana poiché il vento dominante arriva dall’Atlantico sulle nostre latitudini. Questa volta, invece, uno spostamento imponente dell’Anticiclone delle Azzorre verso il Nord Atlantico ed una seconda alta pressione presente sul Kazakistan (nostra vecchia conoscenza di qualche giorno fa con il nome di Jurgen che determinò i fiocchi di neve del 26 marzo), hanno innescato questo “getto sabbioso” verso di noi.

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 Dott. Matteo Benevelli

Perde vigore la perturbazione di fine Marzo

Perde vigore la perturbazione di fine Marzo

Assume sempre più i connotati di un “pesce d’Aprile” la perturbazione che ci interesserà tra il 31 marzo ed il 1°aprile. Meno di 24 ore fa i modelli previsionali erano inclini al prevedere una nevicata copiosa sul nostro Appennino che “avrebbe” potuto interessare in buona parte anche la Pianura Padana con accumuli discreti.
I nuovi modelli, invece, ridimensionano di molto quanto detto in precedenza e le nevicate sembrano relegate solamente alla media Collina e la Montagna. Nevicate, tra l’altro, molto ridimensionate anche come accumuli al suolo che sono scesi dai 40 cm di prima ai 10/15 cm attuali.

Tutto ciò è un ottimo spunto di riflessione sul quanto sia difficile eseguire una previsione nel medio termine, spesso ci sentite dire di diffidare da previsioni meteorologiche che vanno oltre i 3 giorni proprio in virtù di questo. Le previsioni oltre i 3 giorni diventano “tendenze” con un ampio margine d’errore dovuto al fatto che le variabili in atto da dover prendere in considerazione diventano sempre più divergenti ed una previsione sempre più aleatoria. Figuriamoci, poi, l’affidabilità di chi già adesso prova a dirvi come sarà l’Estate 2020… vi diranno sicuramente che sarà caldissima (beh… scontato… si tratta pur sempre di una stagione calda e la percezione di tale valore è del tutto soggettiva), previsione del tutto priva di fondamento ma forte del fatto che farà sicuramente molto caldo in qualche giornata.

Tornando alla nostra perturbazione di fine Marzo, invece, i modelli cambiano ogni 6 ore e ridimensionano in continuazione quanto detto in precedenza.

Certezze:
sicuramente ad un buon fine settimana di cielo tendenzialmente sereno o poco nuvoloso e dalle temperature miti seguirà un inizio di settimana instabile, ma molto meno instabile di quanto ci si aspettava fino a 12 ore fa. Avremo delle precipitazioni, ma la quota neve potrebbe essere più alta di quanto ci si aspettava in precedenza con accumuli più avari.

Possibili scenari:
come vi abbiamo detto poco fa, ogni 6 ore i modelli subiscono dei ritocchi e non è detto che siano per forza peggiorativi. Stiamo parlando di qualcosa che dovrebbe accadere tra 4 giorni, pertanto siamo ancora nel campo delle “tendenze”, per una previsione più precisa dovremo attendere la giornata di domani (domenica 29 marzo) e finalmente potremo dirivi qualcosa di più chiaro.

Come potete notare, vi terremo aggiornati ad ogni cambiamento senza aver alcun timore di dover rinnegare quanto detto in precedenza… fa parte del mestiere. Resta comunque valida tutta la meccanica della perturbazione che vi abbiamo spiegato nel nostro articolo precedente.

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Dott. Matteo Benevelli

Terzo affondo freddo dalla porta della Bora

Terzo affondo freddo dalla porta della Bora

Che le stagioni siano ormai saltate è cosa appurata. Anche quest’anno l’Inverno prova a dare qualche colpo di coda in ritardo quando ormai la primavera è ben avviata e le piante presentano i primi fiori da frutto. Recentemente siamo stati interessati dal passaggio di due fronti freddi che dalla “porta della Bora” hanno riportato le temperature sotto la media del periodo e addirittura qualche fiocco di neve fino alla via Emilia.

Con molto ritardo, insomma, l’inverno ha abbandonato la sua noiosa forma circolare ed ha iniziato a muoversi in maniera irregolare con moto verticale generando instabilità e lingue di freddo o caldo che rimescolano l’aria sul nostro continente. Pochi giorni fa siamo stati interessati da due discese fredde, da domani avremo una parentesi calda di 3 giorni, poi un nuovo affondo freddo con il ritorno di abbondanti precipitazioni. Qui sotto vi mostriamo gli “spaghetti” che meteorologicamente ci raccontano gli scombussolamenti dei prossimi giorni:

I modelli previsionali da un paio di giorni prevedono una terza discesa fredda che investirà l’Europa ed il bacino del Mediterraneo. Questa volta l’affondo non arriverà dalla steppa russa, ma scenderà direttamente dall’Artico verso il cuore del continente.

Ancora una volta l’Alta Pressione delle Azzorre giocherà un ruolo fondamentale nell’innescare i movimenti d’aria che riporteranno il freddo sul nostro territorio. Questa volta il gigante alto pressorio si troverà nell’alto Atlantico e non sul Baltico come per i primi due affondi di pochi giorni fa. Ciò determinerà una natura completamente diversa del getto d’aria, che verrà a trovarsi in una posizione più occidentale e pertanto sulla Scandinavia e non più dalle steppe Russo-Kazake.

Differenze tra le due correnti?
Una corrente di aria fredda in arrivo dalla steppa Russa/Kazaka è più secca ed avida di umidità, poiché segue un percorso principalmente di “terra”, senza incontrare mai specchi d’acqua degni di questo nome fino all’arrivo sul mar Adriatico.
Una corrente in calo dalla Scandinava, al contrario, è più umida poiché attinge vapore acqueo dal Mar Baltico e dal Mare del Nord.

Cosa succederà questa volta?
L’Anticiclone delle Azzorre ruotando in senso orario spingerà verso la Germania e la Polonia l’aria del Vortice Polare che scendendo dalla penisola Scandinava andrà ad impattare contro il muro delle Alpi e dei Carpazi. Questa discesa è alimentata anche dal richiamo di due basse pressioni che si troveranno sul Mar Egeo (la prima) e nei pressi di Gibilterra (la seconda). Le due catene montuose e le due basse pressioni saranno all’origine della divisione in ben 3 rami di questo getto d’aria artica.


1° Braccio – Verrà deviato dalle Alpi e richiamato dalla Bassa Pressione presente su Gibilterra.
2° Braccio – Si insinuerà tra la Alpi ed i Carpazi richiamato dalla Bassa Pressione presente nel Mar Egeo.
3° Braccio – Verrà deviato dai monti Carpazi verso est richiamato dalla Bassa Pressione presente nel Mar Egeo e la raggiungerà dallo stretto del Bosforo.

La nostra provincia verrà investita dal 2°Braccio che passando tra Austria, Slovacchia, Ungheria e Slovenia (la Porta della Bora), raggiungerà il nostro territorio con un discreto carico di umidità che potrebbe determinare delle precipitazioni copiose o moderate anche nel reggiano.

Che precipitazioni ci dobbiamo attendere?
Se i modelli resteranno confermati è molto alta la probabilità di nevicate abbondanti sul nostro Appennino con accumuli discreti (al giorno d’oggi si parla di almeno 10/15 cm a Castelnovo né Monti). La Pianura ancora una volta sembra rimanere ai margini di questi fenomeni, ma visto il largo anticipo è necessario attendere l’elaborazione di nuovi dati, poichè il margine d’errore è ancora ampio e non è da escludersi che la neve possa raggiungere anche la via Emilia.

Quali certezze abbiamo?
Con certezza possiamo affermare che la neve farà il suo ritorno sul nostro Appennino. E’ molto alta la probabilità che la neve si spinga almeno fino alla via Emilia se non oltre…
Sicuramente avremo disagi sulla rete stradale del nostro Appennino, ma potrebbero verificarsi anche cadute di alberi o rami a causa del peso della neve. Altro rischio da non sottovalutare sarà quello del ghiaccio, poiché le temperature scenderanno sotto lo zero su tutto l’Appennino.

Se la perturbazione dovesse essere confermata così com’è?
Se la neve dovesse spingersi fino alla Pianura (e lo scopriremmo già nella tarda giornata di Lunedì 30), sicuramente avremo accumuli anche in quelle zone con conseguenti disagi legati ad una copiosa nevicata. Caduta di rami, alberi, rete stradale sporca.

Sicuramente man mano che usciranno nuovi modelli più aggiornati vi terremo informati.

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Dott. Matteo Benevelli