Piccolo sciame sismico in Appennino

Piccolo sciame sismico in Appennino

? Terremoto in Appennino ?
 
Nella giornata di ieri ha tremato più volte il suolo del nostro Appennino e di quello modenese.
 
I sismografi hanno registrato 5 distinte scosse telluriche iniziate ieri 11 giugno alle ore 14:25 con un evento di magnitudo 3.0 alla quale sono seguite altre 4 scosse di assestamento, di cui due da 3.0:
 
14:25 magnitudo 3.1 profondità 8,1 Km
17:15 magnitudo 2.7 profondità 9,0 Km
18:46 mangitudo 3.0 profondità 9,1 Km
20:55 magnitudo 2.2 profondità 8,9 Km
20:59 magnitudo 3.0 profondità 8,6 Km
 
Come si nota dall’elenco le scosse si sono concentrate di una fascia ristretta di tempo, sempre a profondità simili e arealmente in una zona ristretta di territorio tra Frassinoro e Toano. La località più prossima è quella di Farneta in territorio modenese nota per la centrale idroelettrica che fornisce corrente elettrica a moltissime utenze (assolutamente non a rischio per scosse di così poco conto).

 
La zona è sismicamente attiva e conosciuta ai geologi poiché attraversata da faglie attive, di cui una molto vasta che interessa proprio il basamento.
 
Per il momento non risultano altri movimenti tellurici e ciò fa ben sperare che tutta l’energia in gioco sia stata dissipata con questi 5 eventi, di cui almeno 3 avvertiti distintamente dalla popolazione in zona.
Rallenta lo sciame sismico della Val d’Enza

Rallenta lo sciame sismico della Val d’Enza

E’ ancora attivo lo sciame sismico che dal 1° di Maggio ad oggi ha fatto registrare 56 scosse superiori a magnitudine 2.0, ma sembra aver rallentato di frequenza.
Dal nostro primo articolo si sono verificate “solamente” 14 eventi, contro i 42 eventi registrati nelle prime 24 ore. Ciò fa ben sperare, seppure i terremoti siano del tutto imprevedibili, ma ciò potrebbe essere il segnale che buona parte dell’energia i gioco sia stata liberata gradualmente.

Come vi abbiamo scritto nel nostro articolo precedente, la zona è conosciuta ai geologi poiché in profondità è attiva una faglia che è solita risvegliarsi periodicamente ed alle volte anche con scosse piuttosto forti. La faglia in questione è una “faglia inversa”, ovvero una porzione di sottosuolo che viene compressa. Letteralmente gli Appennini ci spingono verso le Alpi ed ogni anno quella zona si sposta di 1/3 cm verso nord proprio in virtù di tale spinta. Questa meccanica è alla base della formazione dell’Appennino stesso e delle Alpi, pertanto vi lasciamo immaginare quanti terremoti si siano verificati in tempi geologici per portare le nostre Montagne e le nostre Colline all’altezza attuale, specie se consideriamo che milioni di anni fa dove ci troviamo noi vi era un oceano profondo.

Sequenze sismiche di questo tipo sono comuni nell’Appennino settentrionale, così come in molte altre regioni d’Italia. Statisticamente, la maggior parte di esse termina dopo pochi giorni o qualche settimana, ma in alcuni casi possono durare più a lungo, soprattutto nei casi in cui si manifesti un terremoto più forte. La scossa maggiore è ancora quella registrata il 02 Maggio alle ore 17:55 a pochi chilometri da Felino, ma la notte del 03 Maggio e nel primo mattino dello stesso giorno si sono verificati due sismi di magnitudine 2.8 avvertiti dalla popolazione.


(Nell’immagine qui sopra si vede il comportamento di una faglia inversa. In questo caso è scoperta e ben visbile e si nota il taglio netto nella sequenza di striature rocciose. La compressione ha fatto salire il lato sinistro della collina “tetto”, su quello destro “letto”)
Nel reggiano si è verificata solo un’altra scossa nei pressi di Bibbiano di magnitudine 2.3 il 02 Maggio alle 19:51. In questo caso la scossa è stata molto superficiale, 6 Km contro i 15/18 Km di profondità media delle scosse legate alla faglia principale, quindi più consona ad una sorta di assestamento del suolo sovrastante.

Il monitoraggio è costante e per il momento non si registrano danni.

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Dott. Matteo Benevelli

Non smette di tremare la Valle dell’Enza

Non smette di tremare la Valle dell’Enza

Da ieri è attivo un intenso sciame sismico di scosse molto lievi, ma molto numerose. 41 scosse in poco più 24 ore sono i sismi di magnitudo compresi tra 2.0 e 3.0 che stanno interessando la bassa valle dell’Enza a confine tra le province di Reggio Emilia e Parma.

La prima scossa è stata registrata ieri pomeriggio (1°Maggio 2020) alle ore 14:47 a 6 Km da Felino (PR), un evento del tutto tranquillo ed al limite degli eventi rilevati dagli strumenti. Da quel momento si sono registrare delle scosse, circa, ogni 2 ore fino a tarda serata.

Questa mattina dopo l’alba, però, la tregua si è interrotta e la terra ha iniziato a tremare lievemente 31 volte (al momento che vi scriviamo).
La scossa più intensa e che ha raggiunto magnitudine 3,0 è stata registrata nel pomeriggio alle 17:55 nel Comune di Felino (PR).

Per quel che riguarda la provincia di Reggio Emilia sono 6 gli eventi sismici che hanno interessato il nostro territorio.
Quattro scosse sulla fascia Pedecollinare nei pressi di Barcaccia a sud di Montecchio Emilia e ad ovest di Bibbiano molto deboli e praticamente percepite solamente dagli strumenti nonostante la superficialità degli eventi.
Altre due scosse, invece, sono più decentrate a sud sulla Bassa Collina:
un evento a Selvapiana a sud di Ciano d’Enza e Canossa;
uno tra gli abitati di Regnano (Viano) e La Vecchia (Vezzano sul Crostolo).

L’evento più rilevante in suolo reggiano è stato quello di Selvapiana che ha raggiunto l’intensità di magnitudine 2,4 rendendosi percepibile anche dalla popolazione nonostante i ben 27 Km di profondità.

A muoversi è un sistema di faglie attive già molto note ai geologi, rientrante in quella famiglia di faglie attive come lo è quella che passa nei pressi di Cadelbosco, Bagnolo, Novellara ma non direttamente collegate e disposte in maniera perpendicolare tra loro.

Queste zone non sono nemmeno nuove ad eventi che innescano veri e propri sciami sismici. In passato più volte la terra tra Reggio Emilia e Parma ha tremato, ecco alcune delle scosse principali:

11 settembre 1831 magnitudo 5,5 con danni a Parma, Reggio e Scandiano
13 marzo 1832 magnitudo 5,5 con danni a Parma, Castelnovo Sotto e Reggio Emilia
4 luglio del 1834 magnitudo 5,7
4 marzo 1898 magnitudo 5,4
15 luglio 1971 magnitudo 5,6 stessa zona di adesso
9 novembre 1983 magnitudo 5,1 danni nella Città di Parma
23 dicembre 2008 magnitudo 5,1

Come avete potuto notare da questo breve “storico” delle scosse passate, questa porzione di terra a cavallo tra le due province di Reggio Emilia e Parma non è nuovo ad eventi sismici.

Le tre scosse tra Langhirano (PR) e Regnano (Viano), invece, sono poste su una seconda faglia più arretrata, ma che comunque si è risvegliata di riflesso.

E’ impossibile fare una previsione sull’evoluzione di tale fenomeno, certo è che ci saranno altre scosse nelle prossime ore. Il nostro punto di vista è sempre lo stesso: meglio tante piccole scosse ravvicinate che una potente e secca che libera molta energia tutta in un colpo. Ovviamente ci auguriamo che sia questo il caso.

Vi terremo aggiornati.

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Dott. Matteo Benevelli

Continua a borbottare il sottosuolo emiliano

Continua a borbottare il sottosuolo emiliano

A quasi una settimana di distanza dal nostro articolo che trattava l’argomento terremoti, la situazione continua ad evolversi giorno dopo giorno.

Lo sciame che vi avevamo fatto notare sull’Appennino bolognese nei pressi di Borgo Tossignano e Fontanelice lungo il torrente Santerno, continua a dare segno della sua attività con micro-scosse che dal 20 di Marzo è arrivato alla sua settima scossa.
Niente di esagerato, ma nella giornata di oggi, martedì 31 Marzo abbiamo registrato la scossa più forte con magnitudo 3.0 e ben avvertita dalla popolazione.Le scosse che si stanno verificando in questa zona sembrano interessare due faglie diverse ma limitrofe. Le microzone interessate sono nei pressi di Fontanelice (dove stanno avvenendo le scosse più superficiali) e Casalfiumanese (dove avvengono le scosse più profonde).
Due faglie diverse, quindi, ma che reciprocamente si stimolano e periodicamente rilasciano energia nel sottosuolo, frutto di quella spinta tettonica che schiaccia la nostra Regione tra la placca tettonica Africana e quella Euro-Asiatica. Questa spinta del tutto naturale è all’origine della nascita del nostro Appennino a sud e delle Alpi più a nord.

Riassumendo:
20 Marzo – magnitudine 2,3 a 9,3 Km di profondità (Fontanelice)
25 Marzo – magnitudine 2,7 a 23,0 Km di profondità alle ore 08:42 (Casalfiumanese)
25 Marzo – magnitudine 2,4 a 28,4 Km di profondità alle ore 13:03 (Casalfiumanese)
26 Marzo – magnitudine 2,3 a 10,6 Km di profondità alle ore 02:19 (Fontanelice)
28 Marzo – magnitudine 2,4 a 20,8 Km di profondità alle ore 10:28 (Casalfiumanese)
27 Marzo – magnitudine 2,6 a 9,8 Km di profondità alle ore 05:49 (Fontanelice)
31 Marzo – magnitudine 3,0 a 8,6 Km di profondità alle ore 01:19(Fontanelice)

Ma sempre nell’articolo del 25 Marzo vi abbiamo parlato anche di alcuni movimenti sotto il terreno modenese e ferrarese. Proprio questa mattina alle 11:35 tra Finale Emilia e Ferrara si è verificata una scossa di magnitudine 2,9 ad una profondità di 7,8 Km.
Il sisma è stato avvertito anche in alcune zone del reggiano, così come in Città ai piani più alti delle case e dei palazzi. Non si registrano assolutamente disagi, si è trattato di un evento molto debole, ma che sicuramente va a fare compagni agli eventi registrati il 22 ed il 25 Marzo.

Riassumendo:
22 Marzo – magnitudine 2,0 a 4,2 Km di profondità (MO)
25 Marzo – magnitudine 2,6 a 10,3 Km di profondità (MO)
31 Marzo – magnitudine 2,9 a 7,8 Km di profondità (FE)

Conclusioni:
Sono sicuramente attivi due sciami distinti, uno nel modenese/ferrarese ed un secondo sull’Appennino bolognese.
Ci saranno scosse più forti? Impossibile saperlo, i terremoti non sono assolutamente prevedibili.
Ci saranno altri eventi simili? Qui è già più alta la probabilità, ma facilmente si potrebbe trattare di eventi d’intensità tale da essere rilevata solo dai sismografi o dalle persone più sensibili.

L’unica cosa che possiamo fare è monitorare quanto sta accadendo, lo scopo di articoli come questo è semplicemente quello di creare “consapevolezza” per non farsi cogliere alla sprovvista.

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 Dott. Matteo Benevelli

Sette terremoti in 5 giorni Emilia-Romagna

Sette terremoti in 5 giorni Emilia-Romagna

Premettiamo fin da subito che non vogliamo creare ulteriori allarmisi nei nostri utenti e che nessuno sciame sismico è in atto. Semplicemente da qualche giorno nella nostra Regione si stanno verificando continue scosse di terremoto molto deboli tanto che negli ultimi 5 giorni se ne sono verificate 7.

Il nostro territorio è stato risparmiato, ma questa notte ha tremato la terra nei pressi di Cavezzo ed in alcune zone della nostra provincia è stata avvertita nonostante la debole intensità di magnitudine 2,6. La profondità di questa scossa è stata di circa 10 Km ed è prorpio la zona dov’è presente la famosa faglia che generò lo sciame del 2012. Questo dato non ci deve far preoccupare, ma semplicemente farci ragionare sul fatto che la causa è lei e che di tanto in tanto scarica un po’ di energia (meglio tante piccole scosse che una secca e potente).
Questo evento è stato preceduto da altri due piccoli terremoti, uno sulla stessa faglia (ma molto più in superficie a circa 4 Km) il 22 marzo e nel ferrarese il giorno prima (24 marzo), ma su una faglia diversa e molto più profonda (37,2 Km).

Riassumendo:
25 Marzo – magnitudine 2,6 a 10,3 Km di profondità (MO)
24 Marzo – magnitudine 2,2 a 37,2 Km di profondità (FE)
22 Marzo – magnitudine 2,0 a   4,2 Km di profondità (MO)

Queste tre scosse sembrano apparentemente legate tra di loro (quantomeno sono geograficamente vicine), due delle quali sulla stessa faglia, ma sono slegate come profondità e pertanto da considerarsi come eventi non correlati tra essi. Ad accomunarle, tuttavia, vi è sicuramente la spinta tettonica della placca africana verso quella indo-europea che è all’origine di tutti gli eventi sismici del nostro territorio.

Tre eventi legati tra loro, invece, sono quelli che si sono verificati nell’Appennino bolognese sulle Colline di Imola nei pressi di Borgo Tossignano. Scosse facenti parte di un piccolo sciame che si sta manifestando lungo la medesima faglia profonda, tanto che gli ultimi due eventi molto vicini tra loro, in ordine di tempo e non solo, si sono verificati ad oltre 20 Km.

Riassumendo:
20 Marzo – magnitudine 2,3 a   9,3 Km di profondità
25 Marzo – magnitudine 2,7 a 23,0 Km di profondità alle ore 08:42
25 Marzo – magnitudine 2,4 a 28,4 Km di Profondità alle ore 13:03

In fine la settima scossa è stata registrata a Cervia il 23 marzo scorso con una magnitudine di 2,3 ad una profondità di 10 Km e rientra in uno schema di faglie già conosciuto dai geologi.


Conclusione
Come vi abbiamo detto fin dall’inizio non è nostra intenzione installare alcuna ansia nei nostri utenti, stiamo solo facendo una cronaca di quanto stia accadendo nella nostra Regione, ovvero una curiosa serie di scosse telluriche molto deboli. Eventi come questi si registrano tutto l’anno e non sono per niente pericolosi. Prevedere le scosse di terremoto è impossibile, tuttavia possiamo ragionare sul fatto che piccole scosse frequenti hanno il merito di rilasciare periodicamente cariche di energia che se al contrario si accumulassero nel tempo potrebbero dar forma ad eventi ben più molesti.

Le scosse che si stanno verificando in Croazia sono legate a questi eventi?
Bene o male ci troviamo sulla stessa “Zattera” che viene schiacciata tra Africa ed EurAsia, ma ciò che avviene qui è una cosa, ciò che avviene a Zagabria è un’altra. Siamo in una zona sismica ed eventi di magnitudine 2 in Regione ne abbiamo con la frequenza di 1 ogni 2 o 3 giorni circa.

Potrebbe verificarsi qualcosa di più intenso?
Come vi abbiamo detto è impossibile saperlo, ma non ha nemmeno senso attendere con ansia una scossa di terremoto poichè si generano in maniera del tutto improvvisa e senza una cadenza precisa. Pertanto la probabilità c’è… ma molto remota ed ancora più difficilmente che sia legata ai 7 eventi registrati.

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Dott. Matteo Benevelli

La Laura Bassi salpa per l’Antartide

La Laura Bassi salpa per l’Antartide

Parte oggi (Lunedì 06 gennaio 2020) la prima missione antartica della prima nave rompighiaccio da ricerca oceanografica italiana. La nave è stata dedicata alla prima donna del mondo ad aver ricevuto una cattedra universitaria, donna dalle radici reggiane, la famosissima Laura Bassi.

Laura Bassi ha infatti origini reggiane in quanto i suoi genitori: Giuseppe Bassi, “dottore di legge” e Maria Rosa Cesari, erano originari della città di Scandiano. Non solo… suo cugino e studente fù il ben più noto Lazzaro Spallanzani sempre scandianese di origine.
Laura naque a Bologna il 29 ottobre 1711 e lì morì il 20 febbraio 1778 all’età di 67 anni.

L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS con sede a Trieste gestirà la nave, ma sarà a supporto di tutta la comunità scientifica che finalmente potrà operare ricerche anche in zone ricoperte dal ghiaccio e non solamente all’esterno del perimetro ghiacciato. Il doppio scafo rinforzato, infatti, potrà infrangere lastre di ghiaccio fino a 50 cm di spessore.
La nave si divide in un’area poppiera ad uso scientifico, con 90 m² di laboratorio e una pista di atterraggio per elicotteri da 10 t (Eurocopter EC225 Superpuma); un’area cargo centrale con gru da 50 t, gru telescopica da 10 t, 3.000 m³ di spazio nella stiva e alloggiamenti per 2 container laboratori da 20; un’area comando e alloggi per i 22 membri dell’equipaggio e fino a 50 membri di personale scientifico, a cui si aggiungono infermeria, palestra, spogliatoi, lavanderia, mensa, sauna e zone ricreative.



La nave è stata costruita e varata nel 1995 in Norvegia con il nome di MV Polar Queen operando in Antartide per molti altri programmi di ricerca scientifica, nel 1999 è stata noleggiata dall’Inghilterra e ribattezzata RRS Ernest Shackleton, poi nel maggio del 2019 è stata acquistata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale italiano grazie ad un finanziamento pari a € 12.000.000 del MIUR.


Circa 20 ricercatori italiani, dal 6 gennaio al 22 febbraio, svolgeranno attività nel Mare di Ross. La campagna fa parte della XXXV missione italiana nel continente bianco e si svolge nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra), finanziato dal Ministero dell’Università e Ricerca e gestito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) per la parte scientifica e dall’Enea per la logistica.


La nave è diretta nel mare di Ross perchè lì è presente dal 1985 la stazione Mario Zucchelli (MZS), una stazione di ricerca permanente italiana situata nella Regione Baia di Terranova, situata in una zona extraterritoriale senza alcuna sovranità nazionale, cosicché dal punto di vista amministrativo-diplomatico ricade nella competenza territoriale dell’ambasciata italiana di Wellington, in Nuova Zelanda.
La base è operativa durante i mesi primaverili ed estivi dell’emisfero australe (ottobre – febbraio) e fungerà da base di supporto per la rompighiaccio Laura Bassi.

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Dott. Matteo Benevelli