Santa Lucia e le Geminidi

Santa Lucia e le Geminidi

🌔 Santa Lucia e Stelle Cadenti ☄️

Santa Lucia … non è la notte più lunga che ci sia.

Sappiamo che è uno shock per alcuni di voi, ma qualcuno doveva pur dirvelo e ormai siete grandi abbastanza per somatizzarlo.
Scherzi a parte, la tradizione ci dice questo, ma astronomicamente non può che essere il giorno del solstizio d’inverno quello che vede la minor durata del giorno rispetto al buio.
La notte di Santa Lucia, però, ha ugualmente un gran fascino e lo si deve al massimo dello sciame meteorico delle “Geminidi”.
Quest’anno avremo un bel cielo sereno ad aiutarci nell’osservazione delle numerose stelle cadenti previste: circa 100/120 all’ora.
Ovviamente questo numero è relativo ad un cielo assolutamente buio, ma ci dà comunque l’idea dello spettacolo di cui si potrebbe godere e della loro frequenza. Uno sciame del genere non ha nulla da invidiare alle ben più famose Perseidi di San Lorenzo (probabilmente le temperature).
Le Geminidi, infatti, hanno una frequenza addirittura maggiore rispetto alle cugine che caratterizzano il cielo d’agosto.
Il loro nome deriva dal fatto che le loro scie si irradiano dalla costellazione dei Gemelli (sulla sinistra della costellazione di Orione), pertanto il nostro Pianeta incontra la nuvola di polveri lasciata dall’asteroide “Fetonte” che probabilmente è una ex-cometa ormai esaurita.
Pertanto se il freddo non vi spaventa questa è la sera/notte giusta per poter esprimere un sacco di desideri … ma copritevi bene se non volete in dono da Santa Lucia il naso gocciolante 😉
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Dott. Matteo Benevelli
Immagine: Alvin Wu
Il Grande Carro sulla Pianura

Il Grande Carro sulla Pianura

✨ Il Grande Carro 💫

L’inquinamento luminoso della Pianura Padana è sicuramente un’altra delle forme d’inquinamento che ci affliggono.
Nonostante questo le stelle più luminose del nostro cielo possiamo ancora vederle e le 7 stelle del Grande Carro sono tra queste.
Sono 7 stelle “circumpolari” che viste dalla nostra latitudine non tramontano mai poiché distano il giusto dalla Stella Polare che è il fulcro della nostra sfera celeste.
Questo ci permette di poterle vedere in qualunque momento dell’anno (ovviamente a patto che il cielo sia sereno… e buio! 🙂 ).

Secondo i Romani, infatti, queste 7 stelle erano viste come 7 buoi che aravano il cielo attorno alla Stella Polare per tutto l’anno. Sette Buoi in latino si traducono “Septem Triones” da cui deriva le ben più nota parola “Settentrione” che indica il Nord.

Guai a chiamare quelle 7 stelle “Orsa Maggiore”! Al massimo quelle sono le “chiappe” dell’Orsa Maggiore, la vera e propria costellazione è ben più grande ed estesa 😉
In questa immagine appena catturata dalla nostra Webcam posta sul Monte Evangelo possiamo vedere il Grande Carro nel suo punto più basso sull’orizzone perfettamente a Nord.
Infatti se uniamo le ultime due stelle del quadrilatero del Grande Carro e proseguiamo verso l’alto possiamo arrivare ad individuare la Stella Polare (circa 5 volte la distanza che separa le due stelle) che indica, appunto, il Nord.

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Meteorologia spaziale

Meteorologia spaziale

Questa mattina alle 09:05 sul nostro Sole è avvenuto un potente “brillamento” rivolto verso la Terra d’intensità M 1,6 .

Un brillamento altro non è che un’eruzione solare di materia che emette un vento solare che si propaga nello spazio. Le radiazioni emesse possono arrivare fino a noi ed avere effetti vari a seconda dell’intensità. Questo è ad esempio è il meccanismo alla base delle meravigliose Aurore che si manifestano ai Poli.

Un’eruzione M1,6 è un evento non particolarmente “raro”, i brillamenti solari di classe M sono ciò che vengono chiamati brillamenti solari medio-grandi (in ordine crescente di potenza abbiamo le classi A, B, C, M e X. Ogni classe è dieci volte più potente di quella precedente).

Nulla di minaccioso, quindi, ma ne traiamo spunto per parlarvi di una nuova branca della Meteorologia che è la Meteorologia Spaziale.
Nella nostra era è sempre più importante sapere cosa succede nello spazio che ci circonda. Ogni anno che passa siamo sempre più dipendenti da nuove e formidabili tecnologie che entrano sempre più a far parte della nostra vita. Tecnologie che però possono essere molto vulnerabili e una delle insidie maggiori arriva dal nostro Sole.

Le radiazioni e le tempeste geomagnetiche che derivano dalla sua attività possono avere ripercussioni notevoli per la nostra vita e le nostre strumentazioni. La Terra è avvolta da un proprio campo magnetico che ci protegge dalla gran parte delle radiazioni in arrivo, ma quando si verificano eventi particolarmente intensi parte dell’energia ci raggiunge causando dei potenziali disagi.
I primi a rischiare sono i satelliti che orbitano attorno alla Terra che sono più esposti poiche man mano che ci allontaniamo dal nostro Pianeta diminuisce l’efficacia della schermatura del nostro campo magnetico e della nostra atmosfera. Le radiazioni possono interferire con i segnali di geolocalizzazione ed altre comunicazioni con la Terra come i segnali TV. Successivamente abbiamo gli astronauti delle Stazioni Spaziali che non sono protetti dalla nostra atmosfera e quindi sono più esposti di noi. In terzo luogo abbiamo gli equipaggi ed i passeggeri degli aerei. A livello del suolo sono numerosissime le tecnologie a rischio come le radiocomunicazioni, le linee elettriche, …

Tutto questo per dirvi che la dipendenza della nostra cività è fortemente legata alla tecnologia e basta veramente un piccolo capriccio da parte del nostro Sole per mettere tutto quanto a rischio. E’ necessario, quindi, sviluppare una rete di monitoraggio che ci permetta di sapere con sufficiente anticipo quando uno di questi venti potrebbe dirigersi verso la Terra.
Attualmente abbiamo diverse sonde che fungono da veri e propri osservatori solari che ci informano con una manciata di ore d’anticipo quando si verificano dei brillamenti pericolosi. Un lasso di tempo breve, ma sufficiente per poter mettere in sicurezza l’equipaggio delle Stazioni Spaziali e le tecnologie più delicate.
Nell’immagine qui sotto potete vedere il brillamento di questa mattina catturato dalla sonda SOHO (Solar and Heliospheric Observatory) dell’ESA e NASA.

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Dott. Matteo Benevelli
Una nuvola marziana

Una nuvola marziana

☀️🌪 Giornata Mondiale della Meteorologia ⛈☔️

 

Il 23 marzo è un giorno particolare per la Meteorologia, in quanto viene celebrata l’entrata in vigore della convenzione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), che risale al 1950.

La OMM un’organizzazione intergovernativa che comprende 189 Stati membri e Territori, nata con lo scopo principale di promuovere lo scambio di informazioni in campo meteorologico, la standardizzazione delle rilevazioni e la cooperazione a reti unificate delle varie informazioni meteo climatiche provenienti da ogni parte del globo.

Ogni anno la Giornata mondiale della Meteorologia viene celebrata focalizzando l’attenzione su un tema specifico… oggi vi vogliamo parlare di nuvole primaverili, ma non di nuvole primaverili qualsiasi… di nuvole primaverili marziane!

Anche il pianeta Marte è dotato di una sua tenue atmosfera con conseguenti eventi meteorologici annessi.
Ogni anno marziano all’inizio della primavera e fino all’estate sulla sommità del vulcano (spento) Arsia Mons si forma una “nuvola orografica”.
Nella sua massima estensione, la nube misura circa 1800 km di lunghezza e 150 km di diametro. È la più grande nube orografica mai vista su Marte, che si genera quando una massa d’aria incontra una catena montuosa e viene forzata a risalirla. In questo caso, Arsia Mons perturba l’atmosfera marziana per innescare la formazione della nuvola; l’aria umida viene quindi spinta sui fianchi del vulcano in correnti ascensionali, condensandosi successivamente ad altitudini più elevate e molto più fresche.
E’ stata osservata per la prima volta nel 1976 e fotografata da ben 5 missioni, ma solo recentemente è stata studiata a fondo grazie alla missione europea Mars Express.
La nuvola inizia a crescere prima dell’alba sul versante occidentale di Arsia Mons prima di espandersi verso ovest per due ore e mezza, crescendo molto rapidamente (a oltre 600 chilometri orari) fino a un’altitudine di 45 chilometri. Quindi smette di espandersi, si sposta dalla sua posizione iniziale e viene spinta più a ovest dai venti di alta quota, prima di evaporare in tarda mattinata con l’aumento della temperatura dell’aria con il sorgere del Sole.
PS

Oggi è anche la giornata modiale delle Tartarughe… ma di questi antichi animali ne parleremo magari un’altra volta 🙂

Fonte: INAF

Congiunzione Marte Pleiadi

Congiunzione Marte Pleiadi

Questa sera entra nel vivo la congiunzione che vede protagonisti il pianeta rosso Marte e l’ammasso di stelle aperto Pleiadi.
Questa sera il cielo dovrebbe essere sufficientemente libero dalle nuvole da permetterci di godere di questo evento astronomico che si ripeterà anche nei prossimi giorni, ma via via aumenterà la distanza tra i due oggetti del cielo.
Su Marte niente da aggiungere, tutti lo conosciamo come e in questi ultimi anni è diventato un po’ il motore traninante dell’astronautica che lo ha messo nel mirino come potenziale pianeta colonizzabile per caratteristiche ambientali (inospitali, ma affrontabili con le nostre tecnologie).
Parliamo quindi delle Pleiadi.
Si tratta di un ammasso di stelle piuttosto giovane e ancora circondato da un alone di gas derivante dalla nebulosa che le ha generate. E’ un dei pochi oggetti del “deep-sky” che possiamo vedere ad occhio nudo. Appare come un “piccolo carretto” di Stelle molto vicine tra loro, in un cielo inquinato come quello della nostra Pianura se ne possono scorgere 4 o 5, ma se ci si sposta nelle campagne o in Appennino ne possiamo contare fino a 12 o oltre (se avete una buona vista).
Come possiamo trovarle in cielo?
Non è semplicissimo individuarle, ma esiste un trucchetto infallibile: cercate in cielo la costellazione di Orione, inconfondibile per la sua forma a clessidra e contraddistinta dalla sua “cintura” di 3 stelle di uguale luminosità e colore vicine tra loro.

Unite con una linea immaginaria le tre stelle della cintura e dirigetevi verso l’alto, proseguendo arriverete ad una stella arancione molto luminosa (Aldebaran), proseguite ancora di poco ed arriverete alle Pleiadi … e questa sera Marte.

Non confondiamo Aldebaran con Marte!

Entrambi gli oggetti hanno un bel colore rosso-arancione, ma la prima è una Stella e sarà più luminosa del secondo che invece è un Pianeta e sarà un poco più debole. La prima, poi, dovrebbe emettere una luce un po’ più tremolante, mentre il secondo rifletterà la luce (del Sole) un po’ più fissa.
A che ora potremo vedere questo spettacolo?
Appena farà buio, poiché l’evento sarà piuttosto alto in cielo e comodissimo da vedere e da far vedere o spiegare ad amici/figli/parenti (via telefono se non sono congiunti!)
Buona visione e cieli sereni!

Fotografia

Sebastian Voltmer Photography
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Un grande successo e un finale col botto

Un grande successo e un finale col botto

🌎🚀 Dal Mondo 🚀🌎
 
Un altro pezzo di storia è stato scritto ieri sera. Da decenni non si viveva una fase di esplorazione spaziale così stimolante e ricco di progressi come questo ultimo periodo.
 
Ieri sera la compagnia privata Space X ha aggiunto un altro tassello verso l’esplorazione umana di Marte … e non solo.
 
Ma di cosa si tratta?
Starship è il nome di un veicolo spaziale riutilizzabile progettato e realizzato dalla compagnia Space X. Attualmente è in fase di sperimentazione con la filosofia del “fail fast, succeed faster” (fallire velocemente, avere successo velocemente), una sorta di sbagliando s’impara che sta portando la compagnia ad avere un grandissimo successo.
 
A cosa servirà?
Questo mezzo (e varie configurazioni da esso derivanti) servirà per portare merci e persone nello spazio. La sua versatilità la porterà ad essere un’utile strumento per il turismo spaziale, per viaggi Terra-Luna, per la colonizzazione di Marte, per viaggi spaziali, …

Tutte visioni fantascientifiche fino a pochi anni fa, ma che a suon di fallimenti e successi si stanno concretizzando nell’arco di pochi anni.

 
Ma alla fine è esploso.
Si, se non fosse esploso sarebbe stata la cigliegina sulla torta, ma l’atterraggio era l’ultima di una serie di manovre e test che sono stati eseguiti con successo.
Si trattava del primo volo in assoluto, il razzo doveva salire alla quota di 12 Km per poi eseguire una manovra controllata di assetto orizzontale mantenuto da ali e motori alimentati ad Azoto.
In fine è stato eseguito quello che in termine si chiama “Belly flop”, ovvero un colpo di coda che in soli 5 secondi ha riportato in posizione verticale il razzo (prima volta in assoluto che si assiste ad una manovra del genere eseguita con successo).
Quest’ultimo colpo brusco, però, ha portato ad una perdita di pressione nel serbatoio d’ossigeno presente in testa al razzo che così non ha permesso l’accensione perfetta dei tre motori Raptor. Solamente uno si è riacceso, mentre il secondo ha funzionato solo per pochi istanti e ciò non ha fornito spinta sufficiente ad un atterraggio soft.
 
Un vero e proprio successo, quindi, nonostante il finale con il botto. Sono stati raccolti moltissimi dati, dagli errori verranno tratti gli spunti per migliorare la volta successiva. Chi conosce la storia dell’esplorazione spaziale sà che è costellata di fallimenti, ma sono stati fallimenti necessari per il progresso successivo. La stessa Space X ne ha collezionati tantissimi, ma grazie a quelli è arrivata dove si trova ora.
 

Marte ora è più vicino, ma anche la Luna ora è più vicina dal momento che la NASA ha selezionato una versione modificata della Starship come uno dei tre sistemi di atterraggio per il Programma Artemis che riporterà a breve l’uomo sulla Luna (e speriamo anche un astronauta italiano, magari tra Samantha Cristoforetti o Luca Parmitano).

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