La qualità dell’aria nei primi giorni del 2021

La qualità dell’aria nei primi giorni del 2021

🌬 Qualità dell’aria 🌬
La settimana che ci siamo appena lasciati alle spalle non è stata buonissima su tutta la provincia, ma tutto sommato non ci possiamo lamentare. Le polveri sottili hanno inficiato un po’ la qualità in Pianura, mentre in Appennino è stato l’Ozono a fare la sua parte.
Polveri sottili
La prima parte della settimana è stata piuttosto buona su tutto il reggiano ad eccezione degli ultimi 3 giorni in Pianura. A sud della via Emilia, invece, la neve caduta domenica ha dato una mano nel ripulire l’aria.
Ozono
In Pianura fino alle prime Colline la situazione è buona, le concentrazioni aumentano salendo di quota in Montagna. La presenza delle nuvole ci ha aiutati. Il calo termico di questi giorni ha favorito un ulteriore graduale calo delle concentrazioni.
Biossido di Azoto
Concentrazioni abbastanza basse nei primi giorni della settimana per poi vedere un rialzo nella seconda parte del periodo. Inquinante che vede nel traffico veicolare ed il riscaldamento domestico alcune delle sue componenti principali. Valori molto bassi in Montagna.
Benzene
A riprova di quanto detto per il Biossido di Azoto anche il Benzene è in crescita. Concentrazioni molto alte in Città nonostante le limitazioni negli spostamenti dovuto all’emergenza Covid-19, sintomo del fatto che, probabilmente, la mobilità dei reggiani non è diminuita come si pensi.
Tendenza per la settimana entrante
Meteorologicamente ci aspetta un periodo un po’ più tranquillo di quello appena concluso. Il Sole tornerà protagonista e ciò favorirà un’accumulo di Ozono. Le temperature minime piuttosto rigide ci obbligeranno ad un utilizzo più intenso del riscaldamento a scapito delle Polveri Sottili e di un po’ di Biossido di Azoto. In fine il traffico veicolare dopo le festività riprenderà a pieno regime.
E’ lecito, quindi, attendersi un peggioramento della qualità dell’aria un po’ su tutti i settori della provincia. Un po’ di brezza dai settori occidentali potrebbe ritardare un po’ lo sforamento dei limiti di legge per le Polveri Sottili.

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 Dott. Matteo Benevelli

Buon 2021

Buon 2021

🎊⌛️ Felice Anno Nuovo ⌛️🎊

GENNAIO
Alle 19:26:54 del 1° gennaio un meteorite è apparso nel cielo della nostra provincia, meteorite che verrà ritrovato pochi giorni nei pressi di Cavezzo (MO) da una cagnolina di nome Pimpa.

FEBBRAIO
Il nostro sito si arricchisce di nuove webcam installate presso il Castello di Viano. Un nuovo strumento in una posizione di grande fascino che ci permette di controllare la fascia Pedecollinare in tempo reale.

MARZO
Alla fine del mese il cielo si colora di tinte rosate per l’arrivo di una strana corrente d’aria che spinge verso la nostra provincia la sabbia del deserto dell’IRAN. Polveri sottili alle stelle, ma per una volta non è colpa dell’uomo.

APRILE
Il Lockdown in atto ha ripercussioni positive sulla qualità dell’aria della nostra Pianura che vede un crollo dei principali gas inquinanti che ogni giorni ci circondano.

MAGGIO
Negli Stati Uniti viene lanciata dopo molti anni una capsula con due astronauti diretti verso la ISS. Questa missione sorvolò anche la nostra provincia emozionando tantissi
mi nostri utenti che seguirono dal vivo il passaggio della Stazione Spaziale Internazionale inseguita dalla Crew Dragon.

GIUGNO
Prima fase del mese che vede temperature tutto sommato buone e nella media per via dello sviluppo di temporali pomeridiani che le condizionano direttamente.

LUGLIO
Arriva in cielo la Cometa Neowise, in assoluto la cometa più bella degli ultimi decenni. Probabilmente l’evento più bello del 2020, al quale anche delle fantastiche nubi nottilucenti fecero da cornice.

AGOSTO
Un mese che vede temperature attorno alla media per buona parte del suo corso, salva un’ultima settimana decisamente rovente. Molti temporali pomeridiani hanno rinfrescato le nostre giornate.

SETTEMBRE
Fa la sua comparsa nel Mediterraneo l’Uragano (Medicane) nato dalla tempesta “Udine”. Fortunatamente non interessò il nostro territorio se non nelle fasi iniziali portando un po’ di instabilità tipica della tarda estate.

OTTOBRE
Le notti reggiane sono dominate dal pianeta rosso Marte che in opposizione brilla luminoso nel cielo e ci permette di osservarne i dettagli se dotati di una buona strumentazione ottica.

NOVEMBRE
Prime irruzioni fredde sulla nostra provincia con primi fiocchi di neve sul nostro Appennino che si ricopre di bianco.

DICEMBRE
Un mese meteorologicamente movimentato che vede ben 3 eventi temporaleschi in pieno inverno. Neve copiosa in Montagna con accumuli di oltre 1 metro già nei primi giorni.

Ogni anno è una storia a sé, questo 2020 per la nostra provincia era iniziato male con momenti di siccità e un po’ stantio, per recuperare successivamente tenendo lontano lo spettro della siccità grazie ai break temporaleschi (che hanno concentrato eventi violenti in brevi lassi di tempo, ma con una frequenza tale da rivelarsi in qualche modo efficaci nel calmierare gli effetti dell’estate). Sul finire dell’anno, poi, ha fatto il suo arrivo la neve in Montagna e lo sta facendo con una certa costanza, cosa non avvenuta nei mesi di gennaio/febbraio/marzo.

Se a livello “locale” le cose non sono poi andate così male, a livello “globale” le criticità sono state tante: incendi in Siberia, nell’Amazonia, nella costa occidentale degli Stati Uniti, un’interminabile serie di Uragani, riscaldamento dei poli, siccità, …

Il 2020 è stato un anno difficile, ma che ci insegnerà tante cose, dovremo fare tesoro delle nuove esperienze fatte per affrontare le nuove difficoltà con le quali dovremo confrontarci in futuro.

Auguriamo a tutti voi un felice 2021!

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Dott. Matteo Benevelli e Fabio Casolari

Chiudiamo il 2020 con una vignetta del 1984 di Snoopy, una vignetta amaramente vera e tristemente ironica letta 36 anni dopo.
Riguardare il 2020 cercando gli aspetti tristi e negativi è decisamente semplice, ma proviamo a ripercorrerlo ricercando gli eventi meteo/naturalistici/astronomici che ci hanno riguardato:

A-68 A si è spezzato

A-68 A si è spezzato

Poco più di un mese fa vi avevamo parlato in un nostro articolo del lungo viaggio dell’iceberg A-68 A che da più di tre anni vaga al largo dell’Antartide dopo il suo distacco nel luglio del 2017 dalla piattaforma Larsen C nella Penisola Antartica. Vi parlammo anche della minaccia che questo potesse impattare con l’isola Georgia del Sud, un vero e proprio paradiso della biodiversità a quelle latitudini. Ci sono stati degli sviluppi inattesi in questo periodo: in un primo tempo si sperava che il percorso preso da A-68 A lo spingesse verso nord evitando la gigantesca isola, salvo poi rimettersi in traiettoria d’impatto, poi, nella giornata di ieri (17 dicembre 2020) da satellite si è notato che il grande iceberg si è spezzato nella sua propaggine settentrionale. Come si vede dall’immagine catturata dal satellite dell’ESA Sentinel-3 un blocco di ghiaccio di 18 Km e 140 chilometri quadri di superficie si è staccato dall’iceberg principale probabilmente a causa dell’impatto con il fondale marino che in quella zona raggiunge i 200 metri di profondità (vedi immagine qui sotto). Guardando l’immagine si nota subito che l’ipotesi è più che plausibile dal momento che il blocco staccatosi si è fermato sul posto proprio in coincidenza di un promontorio sottomarino. Probabilmente questo nuovo iceberg verrà rinomiato A-68D dove D sta per 3° blocco di grandi dimensioni generatosi dal principale “A”. In precedenza, infatti, si erano staccati dal blocco principale i blocchi A-68B e A-68C. I nomi vengono decisi dall’americana US National Ice Centre. A causa di queste frammentazioni A-68A non è più l’iceberg in fluttuazione più grande del Mondo, poiché, nonostante i suoi 3.700 chilometri quadrati di estensione attuale (alla sua formazione tre anni fa misurava 5.800 Km quadri), il titolo è passato all’iceberg A-23A che si trova attualmente fermo nel mare di Weddell e misura ben 4.000 chilometri quadrati. Il timore degli scienzati, però, è che la presenza di questa immensa isola bianca al largo dell’isola Georgia del Sud possa arrecare danni ingenti alla biodiversità dell’arcipelago intero. Se A-68A dovesse stanziare o bloccarsi al largo delle isole causerà un grave calo delle temperature marine e dell’aria circostante modificando l’escosistema per anni. Ciò potrebbe causare la moria di animali sul fondale marino, di cuccioli di pinguino sulle coste e dei pulcini di molti uccelli marini che nidificano sull’isola e su quelle limitrofe. In questa immagine potete vedere il percorso intrapreso da A-68A dalla sua nascita a oggi. Le tracce azzurre presenti nel mare di Weddell, invece, sono le tracce lasciate sagli altri Iceberg che si sono succeduti dal 1978 al 2019 e campionati anche con l’aiuto dei satelliti dell’ESA ERS-1 e ERS-2. Il monitoraggio continua… WWW.METEOREGGIO.IT Dott. Matteo Benevelli

Iceberg in rotta di collisione

Iceberg in rotta di collisione

Avanza verso nord il gigantesco iceberg A-68 A, un colossale blocco di ghiaccio che si staccò dall’Antartide il 12 luglio 2017 dalla piattaforma ghiacciata Larsen C. Ve ne abbiamo parlato in una nostra news ad inizio di febbraio di quest’anno in merito alle alte temperature registrate nel continente antartico ed ora torna alla ribalta per ciò che lo aspetta.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) da anni mappa il movimento degli iceberg che si distaccano dall’Antartide attraverso l’uso di satelliti come ERS-1 and ERS-2. Negli ultimi 3 anni A 68 è stato monitorato dal satellite Copernicus Sentinel-1 che ne ha tracciato il percorso. Per molto tempo ha stanziato lungo le coste della Penisola Antartica nel mare di Weddell intrappolato dai blocchi di ghiaccio comunemente presenti in quella zona, poi, di recente ha accelerato (complice il gran caldo di cui vi abbiamo parlato nell’articolo di febbraio) e si è spostato verso nord. Ha aggirato le Orcadi Australi ed agganciato la potente corrente circumpolare antartica che lo sta spingendo verso l’isola Georgia del Sud.

L’isola Georgia del Sud è la principale dell’arcipelago omonimo ed ha le dimensioni di circa 160 km di lunghezza e larga dai 2 ai 40 km. Si tratta per lo più di un’isola deserta durante l’inverno ed abitata da funzionari o ricercatori durante l’estate australe, motivo per cui è da considerarsi un vero e proprio santuario per molte specie di flora e fauna, marine e terresti.

A cruise ships at anchor in Grytviken Harbour, Island of South Georgia, United Kingdom. In the foreground is the cemetery where famous explorer Ernest Shackleton is buried. To the left is the former Norwegian whaling station.

Il rischio principale, quindi, di un possibile scontro tra l’immenso blocco di ghiaccio e l’Isola (sono circa di pari dimensioni) non è derivante dall’impatto stesso (che non avverrebbe), ma dalla possibilità non remota che l’iceberg si areni davanti alle coste dell’isola principale. In tal caso il ghiaccio impiegherebbe svariati anni (si parla di 10 viste le dimensioni) per sciogliersi e ciò avrebbe un impatto devastante per il delicato ecosistema dell’intero arcipelago. Un evento simile si verificò nel 2004 quando un iceberg più piccolo denominato A38 raggiunse quella zona e vi stanziò per mesi modificando il microclima marino. Con il rilascio di acqua dolce ed il gran freddo che portò nella zona causò la morte di molti cuccioli di pinguini e foche, per non parlare dell’impatto devastante sulla vita nei fondali marini.

Il monitoraggio prosegue e l’ESA ha prodotto un’immagine frutto dei continui monitoraggi negli anni che mostra il percorso degli iceberg che si sono staccati dal continente antartico dal 1978 ad oggi, illustrando molto bene il tracciato che questi percorrono spinti dalle correnti oceaniche. Si può notare molto bene che anche l’iceberg A-68 si stà muovendo sulla stessa rotta di chi lo ha preceduto, l’augurio è che possa frammentarsi e dirigersi altrove e non devastare il fragile ecosistema dell’arcipelago della Georgia del Sud.

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Dott. Matteo Benevelli

Anche le nuvole possono essere biologiche

Anche le nuvole possono essere biologiche

☁️🐜 Le Bio-Nuvole 🐜☁️
 
Ovviamente scherziamo è una parola inventata, ma rende bene il senso di quanto sta per avvenire nel nostro territorio.
 
L’autunno è alle porte (meteorologicamente è già iniziato) ed arriva quel periodo dell’anno in cui compaiono sempre più spesso strane nuvole sopra gli alberi, lungo i canali, a margine delle strade……. o davanti alle nostre webcam.

Nuvole biologiche, nuvole di tanti piccoli insetti frenetici che volano con moto circolatorio in un turbinio di migliaia di esemplari.
 
Titolo provocatorio, ma non del tutto sbagliato, tant’è che alle volte queste nuvole raggiungono concentrazioni tali da essere rilevate dai radar meteorologici come precipitazioni in atto!
 
Nel Regno Unito, addirittura, esiste un giorno denominato “Flying Ants Day” alla fine dell’Estate che è dedicato a questo genere di evento.
 
Le formiche volanti altro non sono che semplici formiche che hanno una società simile a quella dell’Ape millifera. Anche le formiche, come le api, effettuano un loro “volo nuziale”.
La Regina depone annualmente delle uova che genereranno delle formiche alate, sia maschi che femmine, che sciameranno e formeranno nuovi formicai, i maschi dopo l’accoppiamento moriranno, mentre le femmine perderanno le ali e deporranno le uova per la formazione della nuova colonia per tutta la vita.
 
Questi voli avvengono ad inizio estate e ad inizio autunno, ma è solitamente in questa seconda fase che nel nostro territorio si fanno notare maggiormente.
Avvengono con temperature calde ed in giornate con vento calmo o assente.
 
Un’altro segnale che la stagione sta per cambiare 😉

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Dott. Matteo Benevelli

Stati Uniti, tra gelo e fuoco

Stati Uniti, tra gelo e fuoco

🌎 Dal Mondo … 🌎
 
Sta facendo grande clamore la colata di aria artica di origine canadese che sta investendo il cuore degli Stati Uniti. Una colata di aria che in 24 ore ha fatto precipitare le temperature di oltre 30°C, a campione è stata presa la Città di Denver che è passata dai 38°C alla neve.
 
Certo, un ribaltone termico del genere è sicuramente di forte richiamo ed esagerata, ma quelle zone non sono nuove a discese di aria fredda che generano forti cali termici. La sezione centrale degli Stati Uniti non è protetta a nord come capita alla nostra provincia che invece può contare sulle Alpi che ci proteggono da questo genere di eventi.
 

In pochi, però, hanno dato risalto al fatto che gli Stati Uniti stanno letteralmente soffocando nel fumo degli incendi su vasta scala. Tutta la costa ovest è alle prese con svariati focolai con evacuazioni di migliaia di persone. Il fumo di questi incendi è ben visibile dallo spazio e dalle immagini modificate da noi per favorirne la lettura.

 


Un ruolo chiave lo sta giocando anche questa perturbazione che con la sua prepotenza sta alimentando forti venti in uscita che alimentano questi incendi. Al tempo stesso, però, con le sue precipitazioni ed il crollo termico sta favorendo lo spegnimento di parte di questi focolai.
 

Gli effetti del vento si vedono molto bene se si guardano le differenze tra le immagini riprese il giorno 7 e quelle del giorno 8.

 

 

Le colonne di fumo si allungano vistosamente e crescono di volume davanti al fronte di nuvole. Se si guarda la zona in alto a sinistra che corrispondono agli stati di Oregon e Washington, i venti con forza simile a quella degli uragani e alte temperature hanno ravvivato le fiamme e quasi 250 mila persone sono rimaste senza corrente elettrica.

 


Secondo il National Interagency Fire Center, attualmente sono attivi 76 grandi incendi che bruciano a livello nazionale, la California è lo stato più colpito. Degli oltre 5.500.000 acri che sono stati bruciati a livello nazionale finora quest’anno, la California conta più di 2.000.000 di acri bruciati, secondo il rapporto NIFC.

 

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