Tornano i temporali a Luglio

Tornano i temporali a Luglio

Il 2 di Luglio sarà il giorno che taglierà a metà il 2020, un anno piuttosto funesto e bisestile. In tanti saranno felici del fatto che il 2021 si avvicina, ma altri saranno in ansia per ciò che potrebbe rappresentare il 2° tempo del 2020. Stando ai modelli matematici che da giorni si stanno allineando sempre più, sembra che il 2° tempo si apra all’insegna dei temporali e molto probabilmente al ritorno della grandine.

Nella seconda metà di giugno l’Anticiclone delle Azzorre ha dettato legge sul nostro territorio garantendo cielo sereno ed un brusco innalzamento delle temperature che fortunatamente non hanno mai raggiunto livelli soffocanti. Questo fino all’interazione degli ultimi giorni con l’Anticiclone Africano che sul finire di giugno si è sostituito al collega azzorriano richiamando flussi umidi dal Tirreno.

Questa fase anticiclonica, però, subirà una brusca interruzione nei primi giorni di Luglio.

Cronologia
Il giorno 2 un flusso di aria fresca ed umida farà il suo arrivo in Europa entrando dall’Atlantico in Francia e dirigendosi verso le nostre Alpi. Questo “muro” di 4.000 metri devierà una parte della corrente verso nord in direzione Svizzera e Austria, ed un’altra parte verso sud nel Mediterraneo.
Ciò genererà un vortice di bassa pressione che dovrebbe collocarsi proprio nei paraggi della nostra Regione.
Il giorno 3 questa bassa pressione avrà un ruolo chiave nel richiamare le due correnti atlantiche frazionate: la corrente d’aria fredda che è transitata a nord delle Alpi farà il suo arrivo nella Pianura Padana aggirando l’arco dall’Austria e la Slovenia attraverso la “porta della Bora“; la seconda corrente d’aria riscaldatasi sul Tirreno scavalcherà l’Appennino da dietro il nostro Crinale.

Lo scontro
Sulla nostra Regione, quindi, si verranno a scontrare due correnti opposte. Una più fresca e secca (quella in arrivo dalla porta della Bora), ed una più calda ed umida (in arrivo dal Tirreno). Lo scontro avverrà nella nostra Pianura dov’è pronta ad esplodere una vera e propria “polveriera” di energia potenziale dovuta alle alte temperature che da giorni superano i 33°/34°C generando correnti convettive estremamente minacciose.

Cosa potrebbe accadere?
Se si verificasse il quadro che abbiamo appena delineato, sul nostro territorio si verrebbero a generare delle potenti celle temporalesche che porterebbero ad una vivace attività elettrica e molto probabilmente eventi grandinigeni sotto i Cumulonembi più grandi. Temporali che potrebbero essere anticipati da forti raffiche di vento e “nubi a mensola”. Ciò porterebbe inevitabilmente alla caduta di molte foglie e conseguenti rischi di allagamenti nei sottopassi ed in qualche strada.


Tornerà il caldo?
Si, dopo questa sfuriata di un paio di giorni tornerà un po’ di calma. Le temperature, scese attorno alla media stagionale per via dei temporali, riprenderanno a salire gradualmente. Non avremo dei picchi esagerati e la seconda settimana di luglio potrebbe vedere un po’ di instabilità pomeridiana più blanda rispetto agli eventi del 3.

Non è uno scenario un po’ esagerato?
Ci auguriamo di si, i modelli subiranno dei ritocchi con il passare dei giorni e vi daremo pronta notizia di tutto ciò che accadrà, ma analizzando i dati in nostro possesso oggi questo è lo scenario più probabile.

Perché darne notizia ora quando le previsioni oltre i 3 giorni perdono di affidabilità?
Osservazione corretta, oltre i 3 giorni le previsioni diventano “tendenze” e spesso vengono disattese. Questa perturbazione, però, è prevista dai modelli matematici da svariati giorni e ciò ci fa sbilanciare sul fatto che “qualcosa” di quanto previsto possa arrivare fino a noi. Il nostro augurio è che torni la pioggia e che lo faccia in maniera moderata, ma le alte temperature di questi giorni stanno caricando una “batteria” pronta a far scintille e l’innesco potrebbe arrivare il giorno 3 di luglio.

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 Dott. Matteo Benevelli

Non c’è pace per la Siberia, temperature record.

Non c’è pace per la Siberia, temperature record.

Che le regioni artiche siano quelle più provate dai cambiamenti climatici è cosa nota, ma ciò che accade ormai da un anno in Siberia ha quasi dell’accanimento.
Solo nell’ultimo anno abbiamo assistito a devastanti incendi, un recente sversamento di gasolio in un fiume ed ora un’incessante ondata di calore che nella giornata di sabato 20 giugno ha raggiunto l’incredibile valore di 38°C a nord del Circolo Polare Artico.

Agosto del 2019 verrà ricordato per lungo tempo in Russia e non solo per i devastanti incendi che per settimane hanno interessato vaste porzioni di territorio russo in Siberia con nubi di fumo che hanno avvolto gran parte del territorio che va dalla Russia, al Giappone, alla Mongolia e parte della Cina. Multipli incendi hanno immesso nell’atmosfera una quantità enorme di anidride carbonica e ceneri che hanno avuto ripercussioni dannose per il nostro già provato clima.


Questione ampiamente trattata nel nostro articolo di allora e nei successivi. In quegli articoli facevamo riferimento anche al concreto rischio che tali eventi avrebbero potuto innescare un veloce scioglimento del “permafrost“, ovvero, un terreno tipico delle regioni artiche come l’estremo Nordeuropa, la Siberia e l’America settentrionale dove il suolo è perennemente ghiacciato. Uno strato che può variare da poche decine di metri a qualche centinaio e che spesso rappresenta lo strato di suolo su cui poggiano edifici, infrastrutture o intere Città.
Lo scioglimento di questo strato di suolo congelato determina la liberazione nell’atmosfera di ingenti quantità di Metano ed il Metano è uno dei gas climalteranti più pericolosi, con un efficacia nell’aumento dell’effetto serra di circa 30 volte superiore all’anidride carbonica.

E lo scioglimento del permafrost è all’origine di un altro disastro ambientale che di recente ha interessato le regioni artiche della Russia. Il 29 maggio, vicino a Norilsk, nella regione russa del Krasnojarsk della Siberia settentrionale, c’è stato un incidente in una centrale elettrica: una cisterna ha perso circa 20mila tonnellate di gasolio, che si sono riversate nei fiumi Ambarnaya e Daldykan, colorandoli di rosso e arrivando a decine di chilometri dal luogo dell’incidente. L’impianto è gestito dalla NTEK, una sussidiaria della Norilsk Nickel, una delle più importanti società al mondo di estrazione e fusione di nichel e palladio. Il cedimento della cisterna è stato causato da un cedimento del terreno sottostante che poggiava su uno strato di permafrost.

(Immagine satellitare ottenuta dall’ESA che mostra il fiume tinto di rosso dalla presenza in superficie del gasolio)

Al momento in cui scriviamo questo articolo (22 giugno 2020), la situazione non è ancora risolta. Il gasolio è arrivato fino al lago Pyasino che ha un bacino di circa 700 chilometri quadrati e si teme che con l’arrivo del caldo il gasolio possa raggiungere il fiume Pyasina e arrivare nel Mar Glaciale Artico.

Gli ambientalisti hanno accusato però la società di stare usando il riscaldamento globale come scusa per non assumersi le proprie responsabilità nel non aver fatto adeguati controlli sulla stabilità della struttura. Sia il WWF che Greenpeace hanno detto che il rischio che il permafrost si sciogliesse e portasse al cedimento di edifici era conosciuto da tutti, e che le autorità locali e la società avrebbero potuto evitarlo mesi prima mettendo in sicurezza il serbatoio.

Scusa o no, purtroppo, il riscaldamento della regione artica è drammaticamente osservabile già da qualche mese. Maggio è stato un mese record per il caldo anomalo registrato nell’intera fascia del Circolo Polare Artico e Giugno si appresta ad essere ben peggiore. Nella giornata di sabato 20 giugno 2020 il villaggio di Verkhoiansk ha registrato una temperatura di 38 gradi centigradi, quasi il doppio della media stagionale.
Per dovere di cronaca il villaggio in questione non è nuovo a sbalzi termici esagerati: nel 1892 ha raggiunto la cifra record di -67,8 gradi mentre lo scorso gennaio ha rilevato -57,2. Nel 1988 il caldo aveva toccato i 37,3 e solitamente la media in questo periodo dell’anno è sui 20 gradi.
Anche se questi ultimi dati sembrano far calare il clamore per il valore registrato in quel piccolo villaggio, va però detto che il caldo esageratamente anomalo della regione artica è ben più vasto e su scala mondiale. Il caldo anomalo sta interessando tanto la Siberia quanto il Canada ed il Nord Europa. Pur rimanendo fermi in Siberia, le città russe nel circolo polare artico hanno registrato temperature straordinarie, con Nizhnyaya Pesha che ha toccato i 30°C il 9 giugno e Khatanga, che di solito ha temperature diurne di circa 0°C in questo periodo dell’anno, raggiungendo i 25°C il 22 maggio. Il record precedente era di 12°C.

E considerate che questi valori esagerati di caldo arrivano proprio nel momento in cui per via delle restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19 le emissioni di gas climalteranti sono crollate di quasi un 50% rispetto al solito. Pertanto se in molti si chiedevano che impatto avrebbe avuto il Covid-19 sul clima ha avuto la peggiore delle risposte, ovvero… nessuno.

Il mondo scientifico, però, era già ben conscio di questa risposta e non nutriva alcuna speranza in un solo mese di diminuzione dell’emissione di gas serra. Occorre un periodo ben più lungo per sortire degli effetti e non si parla di mesi, e probabilmente nemmeno di anni perché il cambiamento climatico è già iniziato e da questi campanelli d’allarme sembra che si sia innescato un meccanismo a catena che porterà ad effetti difficilmente arrestabili.

L’anidride carbonica e gli ossidi di azoto immessi nell’atmosfera riscaldano il Pianeta, gli incendi immettono altra anidride carbonica che peggiora ulteriormente l’effetto serra, che scalda ulteriormente il Pianeta, che a sua volta vede lo scioglimento del Permafrost che immette nell’atmosfera il Metano che è trenta volte più efficace dell’anidride carbonica nel far salire le temperature nel nostro Pianeta… e via via di seguito.

Il riscaldamento delle regioni artiche ha grandi ripercussioni nelle correnti d’aria che percorrono il nostro globo in lungo e in largo. L’inizio di questa Estate in Italia e nella nostra provincia ha dato l’impressione di essere stato timido, ma in realtà siamo leggermente sopra la media climatica degli ultimi 30 anni ed in generale a livello globale il nostro Pianeta si sta surriscaldando.

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Dott. Matteo Benevelli

Piccola scossa di terremoto tra Bagnolo e Correggio

Piccola scossa di terremoto tra Bagnolo e Correggio

Nella giornata di mercoledì 17 non registriamo solamente un forte evento temporalesco sul comprensorio ceramico, ma registriamo anche una lieve scossa di terremoto che torna ad interessare la Pianura.
Poco distante dalla scossa di 2.4 della notte del 13 giugno, mercoledì 17 alle 21:10 si è verificata una seconda scossa di terremoto di magnitudo 2.7.

Le due scosse non sono strettamente legate tra loro, poiché avvenute a profondità diverse ed attivate da due differenti faglie. La prima venne registrata ad una profondità di 23 Km, mentre quella di ieri ad una profondità intermedia di 6,3 Km. La scossa è stata piuttosto lieve, ma alcuni cittadini di Bagnolo e zone limitrofe l’hanno avvertita distintamente. L’epicentro, con esattezza, si trova in località San Michele della Fossa, zona già nota per la sua faglia che in passato ha dato vita ad eventi sismici ben più intensi.

Come notate dalle nostre news, il nostro territorio è spesso interessato da eventi sismici e questo perché siamo in una zona fortemente interessata per via della spinta tettonica del nostro Appennino verso le Alpi, un movimento che ogni anno ci sposta di circa 1 cm verso nord-est. Eventi del genere, quindi, erano presenti in passato, sono presenti ora e lo saranno anche in futuro.
L’evento per il momento non ha dato seguito ad uno sciame, esattamente come per l’evento che lo aveva preceduto il giorno 13, pertanto anche in questo caso è lecito non attendersi altre repliche, ma è necessario ancora un po’ di tempo per affermarlo con certezza.

Che fine ha fatto l’estate?

Che fine ha fatto l’estate?

Ormai dall’inizio del mese assistiamo sempre più spesso alla dinamica di bel tempo mattutino con sviluppo di violenti temporali nel primo pomeriggio e ritorno alla tranquillità sotto sera. Tanti si chiedono che fine abbia fatto l’estate, ma spesso arrivano a conclusioni troppo semplici. Effettivamente quest’anno stiamo notando una totale latitanza del caldissimo “Anticiclone Africano”, quel mostro di alta pressione che porta temperature esageratamente calde per la nostra latitudine. Mostro alto pressorio a cui ci eravamo ben abituati nell’ultimo decennio e che appunto con la sua assenza ci fa sembrare l’inizio dell’estate 2020 del tutto anomala.

Ma siamo certi che sia così?


Il grafico che vi abbiamo riportato qui sopra, che in gergo si chiama “spaghetto” (non che gli scienziati brillino in inventiva alle volte), ci fa vedere l’andamento delle temperature previsto nella seconda metà di giugno. Pertanto salta subito all’occhio che non avremo dei “picchi” d’innalzamento brusco delle temperature ma una sostanziale lenta crescita dei valori. La linea bianca rappresenta le temperature che il modello matematico si aspetta ed in rosso, invece, vediamo quelle che sono state le temperature registrate in media negli ultimi 30 anni. Già da questo primo grafico si capisce che la nostra sensazione di “estate fredda” è del tutto errata perché addirittura siamo leggermente sopra la media del periodo, quindi ciò che ci trae in inganno sono stati gli ultimi anni che al contrario sono stati segnati dalla frequente presenza ingombrante dell’Anticiclone Africano che di tanto in tanto faceva delle sortite alle nostre latitudini facendoci sudare 7 camicie in anticipo.

Questa cartina, invece, è relativa alla seconda settimana di giugno, che effettivamente è stata segnata da molti temporali ed indubbiamente ha fatto registrare temperature di chiara matrice instabile ed atlantica. Ma anche in questo caso il calo sotto la media è di soltanto 1°/2°C rispetto alla norma. Pertanto anche secondo il NOAA non stiamo attraversando una fase “fredda”, ma tutto sommato nella media degli ultimi 30 anni.

Ma perché quest’anno non abbiamo le incursioni prepotenti dell’Anticiclone Africano?

Un indagine di questo tipo deve farci ampliare la visione d’insieme e non cercare la causa nel nostro vicinato, pertanto dobbiamo spostarci su una “scala globale” di correnti d’aria che fanno sì che l’Anticiclone latiti. Quando si amplia di così tanto lo zoom è scontato che aumentino di molto le variabili in gioco, pertanto ci limiteremo ad un’analisi “superficiale” e non approfondita perché non è nostra intenzione confondere i nostri utenti.

Prima di tutto c’è da dire che l’Anticiclone Africano non è scomparso, c’è ed è in piena forma e lo si nota molto bene da questa immagine satellitare dove con la sua ampiezza abbraccia l’intera zona sahariana.
Semplicemente questo “gigante” è più a sud del solito.

In questa fase dell’anno il Sole al Tropico del Cancro è praticamente allo zenith, il caldo durante il giorno è al suo massimo e ciò favorisce lo scoppio di temporali sub-tropicali appena l’aria umida in arrivo da ovest incontra il caldo secco sahariano. Le correnti d’aria in arrivo da ovest sono i famosi “Monsoni” e sono i venti più potenti al Mondo e sono quelli che regolano le correnti d’aria nell’intero globo.
In questa fase dell’anno le “piogge monsoniche” sono insolitamente più spostate verso sud e ciò favorisce una discesa dell’Anticiclone Africano che quindi latita dalle zone del Mediterraneo permettendo alle basse pressioni di scagliare verso la nostra Penisola flussi di aria fresca ed instabile dall’Atlantico. Questi movimenti inibiscono anche il dominio dell’Anticiclone delle Azzorre che se ne resta tranquillo nell’Atlantico bloccato anche dalla presenza dell’Alta Pressione Scandinava che da settimane non abbandona le zone del nord Europa.

Osservando bene l’immagine satellitare, poi, si possono osservare altri importanti meccanismi che regolano il nostro ecosistema, come ad esempio le nuvole di sabbia del deserto che l’Anticiclone Africano scaglia sull’Oceano Atlantico e che dopo un lungo viaggio arrivano sulla foresta Amazzonica per “nutrirla” di preziosi sali minerali.

Purtroppo ci sono anche degli aspetti negativi in questo spostamento delle piogge monsoniche verso sud, ovvero il rischio che la siccità colpisca zone in cui l’agricoltura e l’allevamento fa grandissimo affidamento su queste piogge. Le zone del Sahel sono da sofferenti sotto questo aspetto e ciò determina carestie, crisi socio-politiche, la cosa all’accaparramento delle risorse ed in fine l’imporsi di bande armate ed estremisti che con la forza non si fanno scrupoli ad accaparrarsele. Pertanto, se la situazione non dovesse migliorare, sarà lecito attendersi un amento dei flussi migratori verso l’Europa.

Come proseguirà il mese?
Sicuramente l’Estate farà il suo corso, il fatto che in questo periodo non sia iniziato con il grande caldo è tutto sommato un bene, ma è ancora troppo presto per dare dei responsi. Non si può assolutamente fare alcuna insinuazione sul come si comporterà. Certo è che nei prossimi giorni non avremo degli sbalzi improvvisi delle temperature e ciò è un bene per i nostri organismi che non subiranno questo stress.

In fine un altro aspetto da non trascurare è il fatto che il nostro territorio aveva sicuramente un gran bisogno di acqua dal momento che la neve non è caduta sul nostro Appennino in inverno ed il nostro terreno risultava sprovvisto di un serbatoio sotterraneo di acqua. Piogge intense, solitamente, sono inefficaci sotto questo aspetto, ma il fatto che queste precipitazioni si siano verificate per molti giorni ha fatto sì che il nostro terreno si bagnasse anche un po’ più in profondità del solito.

Auguriamoci, quindi, che l’Estate del 2020 non abbia degli sbalzi esagerati e che prosegua mite così com’è iniziata.

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Dott. Matteo Benevelli

Piccolo sciame sismico in Appennino

Piccolo sciame sismico in Appennino

🎯 Terremoto in Appennino 🎯
 
Nella giornata di ieri ha tremato più volte il suolo del nostro Appennino e di quello modenese.
 
I sismografi hanno registrato 5 distinte scosse telluriche iniziate ieri 11 giugno alle ore 14:25 con un evento di magnitudo 3.0 alla quale sono seguite altre 4 scosse di assestamento, di cui due da 3.0:
 
14:25 magnitudo 3.1 profondità 8,1 Km
17:15 magnitudo 2.7 profondità 9,0 Km
18:46 mangitudo 3.0 profondità 9,1 Km
20:55 magnitudo 2.2 profondità 8,9 Km
20:59 magnitudo 3.0 profondità 8,6 Km
 
Come si nota dall’elenco le scosse si sono concentrate di una fascia ristretta di tempo, sempre a profondità simili e arealmente in una zona ristretta di territorio tra Frassinoro e Toano. La località più prossima è quella di Farneta in territorio modenese nota per la centrale idroelettrica che fornisce corrente elettrica a moltissime utenze (assolutamente non a rischio per scosse di così poco conto).

 
La zona è sismicamente attiva e conosciuta ai geologi poiché attraversata da faglie attive, di cui una molto vasta che interessa proprio il basamento.
 
Per il momento non risultano altri movimenti tellurici e ciò fa ben sperare che tutta l’energia in gioco sia stata dissipata con questi 5 eventi, di cui almeno 3 avvertiti distintamente dalla popolazione in zona.